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Stampa : da "LaTecnicadellaScuola" del 22 giugno 2018
Inviato da admin_CUSMA il 22/6/2018 21:43:43 (23 letture)

Sostegno, niente nuovi specializzati fino al 2020. Ma servono sempre più docenti

di F. De Angelis - 22/06/2018

La questione sostegno è una delle più complicate su cui si dovrebbe intervenire. Da un lato aumentano sempre più gli alunni disabili e dall’altro la richiesta di docenti di sostegno aumenta in proporzione. L’ultimo ciclo di TFA è chiuso e quindi si attende il nuovo sistema di reclutamento FIT per immettere nuovi docenti formati e con specializzazione. Peccato però che in questo modo, i primi specializzati del nuovo corso verranno utilizzati solo dall’anno scolastico 2020/2021.

Pochi specializzati e molti posti

Sul tema risulta molto interessante quanto scritto da Max Bruschi qualche settimana fa. A proposito delle specializzazioni sul sostegno, l’ispettore Miur scrive: “La scuola italiana vive una cronica mancanza di insegnanti in possesso del titolo. I contingenti di anno in anno autorizzati per le specializzazioni non hanno tenuto conto di un turn over che deriva in maggior misura dai passaggi di ruolo che dai pensionamenti. Attenzione. Ciò non vuol dire svendere la specializzazione tre palle a un soldo, o inerpicarsi lungo le strade didatticamente perigliose (e ahimé già battute) delle “riconversioni”.

segue ...

Né può voler dire, al di là di richiedere una adeguata preparazione a tutti i docenti curricolari, pretendere di trasformare tutti gli insegnanti in insegnanti di sostegno. Deve voler dire, invece, fissare da un lato lo standard professionale e il percorso formativo relativo; dall’altro garantire a tutti coloro i quali, per i motivi più svariati, desiderano acquisire la specializzazione, la possibilità DI CONCORRERE per conseguirla. Perché la specializzazione ha la necessità di criteri selettivi in accesso e di percorsi di qualità. In caso contrario, i processi diventano “cartacei”.

Il percorso FIT blocca l’ingresso di nuovi specializzati

Ed ecco il punto controverso già accennato in apertura, ovvero che l’introduzione del nuovo reclutamento docenti tramite sistema FIT non permetterà l’inserimento in aula di nuovi specializzati fino al 2020/2021.

Bruschi punta proprio su questo: “i primi percorsi di specializzazione FIT (secondaria) partiranno nell’anno accademico 2019/20. Sino all’anno scolastico 2020/21, non ci saranno specializzati, che peraltro, a meno di modifiche, nel 2020/21 saranno scarsamente impegnati sul SOS perché ancora “in formazione”.

Per il personale di ruolo che voglia transitare, sono previsti “percorsi” non meglio definiti, con automatismi sui quali occorrerebbe riflettere. Sull’infanzia e primaria, la situazione è paradossale. E’ stata inibita la possibilità di acquisire il titolo ai DM; i laureati in SFP, nel cui percorso sono inseriti crediti formativi e periodi di tirocinio specifici sui BES (e non sugli alunni con disabilità… la differenza va comunque evidenziata), dovrebbero aggiungere altri 60 CFU (senza alcuna declaratoria: il parere del CUN individua solo i codici disciplinari) prima di poter accedere a un percorso di ulteriori 60 CFU. Si è ben pensato di chiudere, con il terzo ciclo, i percorsi SOS ex DM 249/2010. Sarà che ciascuno, ovviamente, tiene alle proprie piume, ma non ho capito il perché. Non è che allungando i percorsi la qualità, di per sé, migliora“.

Quindi Bruschi, evidenzia le inadeguatezze che porta il nuovo sistema, perchè a suo parere, il sistema non è stato pensato in modo completo.

A ciò bisognerebbe porre rimedio. Ma come? Come si possono inserire altri specializzati nella scuola italiana prima del 2020/2011? Per l’ispettore Miur esiste la soluzione: “Ci sono ragioni “vere” per non attivare un ulteriore ciclo sul sostegno ex DM 249/2010, dedicato ai docenti abilitati e ai docenti già di ruolo? I tempi ci sarebbero tutti, la necessità pure.
Per la secondaria si tratterebbe di anticipare i percorsi ex FIT, senza incidere sul contingente del “corso concorso”. Per la primaria, di dare una possibilità immediata e di evitare un inutile appesantimento del percorso. Non è aggiungendo crediti che “si fa” un insegnante migliore, ma lavorando sulla qualità degli stessi“.

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