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Stampa : da "LaTecnicadellaScuoila.it" del 5.01.2020
Inviato da admin_CUSMA il 6/1/2020 17:56:25 (75 letture)

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La didattica di qualità è elemento centrale per una buona scuola

di L. Ficara - 05/01/2020

C’è chi pensa che il ruolo del Dirigente scolastico è centrale nella scuola dell’autonomia in quanto garante della qualità degli apprendimenti e responsabile della buona gestione organizzativa e amministrativa, ma c’è, invece, chi ritiene come elemento centrale per una buona scuola la “didattica”. In buona sostanza è la didattica di qualità, esercitata e trasmessa, dai bravi docenti, a differenziare una scuola di qualità da una scuola dove invece è centrale soltanto l’aspetto burocratico e organizzativo.

Troppi progetti extracurricolari e poca didattica


In un incontro tenuto il 4 gennaio 2020 a San Lucido (Cosenza) dalla Senatrice del M5S Bianca Laura Granato, dove si è parlato di scuola e del nostro sistema scolastico nazionale, è stato detto che la scuola è stata trasformata in altro, una fucina di progetti che hanno distratto i docenti dal loro compito primario per una mancetta, un’elemosina, per captare finanziamenti per le dotazioni strumentali e tecnologiche delle scuole.
Nel nostro sistema scolastico la didattica curricolare è diventata toppo marginale ed è stata soppiantata da un eccesso di progettualità extracurricolare che distoglie gli studenti dalla formazione disciplinare e culturale che ha sempre contraddistinto la scuola pubblica italiana.


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È risaputo che i progetti finanziati con i soldi del fondo di Istituto e inseriti nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa, i progetti finanziati con i fondi europei, sempre rivolti agli studenti di tutti gli ordini di scuola, i progetti finanziati con i fondi destinati per le scuole che ricadono nelle aree a rischio, le ore obbligatorie dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento svolte in orario curricolare, non sempre sono graditi alla maggioranza dei docenti.
La scuola oggi ha capovolto, nonostante la contrarietà di tantissimi insegnanti, il paradigma didattico della lezione frontale, dello studio degli studenti sulla base di tale lezione e della verifica degli apprendimenti. Termini come lezione frontale, conoscenza, interiorizzare, approfondire con senso critico, dimostrare, analizzare, confrontare, memorizzare e infine applicare, sembrano fare parte di una didattica obsoleta e inutile.
La progettualità, il saper fare, le competenze, la competitività, l’efficienza e l’utilità è una nuova terminologia paradigmatica di un modo di fare scuola più rapido, sintetico e risoluto rispetto alla scuola che è stata.
Ecco che gli spazi della didattica in classe si sono ridotti e si è dato molto spazio ad una serie di progettualità che snatura il docente e fa salire in cattedra il mondo del lavoro esterno e pretenderebbe che la scuola prepari i ragazzi ad essere futuri lavoratori.

La scuola prepara alla vita o al mercato del lavoro?


La scuola ha sempre preparato gli studenti ad affrontare la vita dando loro, attraverso la didattica di qualità, una formazione culturale e un’educazione a vivere in comunità di buona qualità.
Oggi questo modello di formazione, che si basa sul principio costituzionale della libertà di insegnamento, è messo profondamente in discussione e si sta assistendo ad una trasformazione genetica del modello scuola che abbiamo conosciuto. Sul tavolo degli imputati sono saliti la lezione frontale, la didattica tradizionale e la libertà di insegnamento.
Per garantire questa trasformazione, favorendo progetti extracurricolari, stage, rapporti con le aziende private, introducendo l’alternanza scuola lavoro, si continua a rafforzare l’autonomia scolastica, il ruolo centrale dei Dirigenti scolastici a ridurre i diritti agli insegnanti ad inasprire le sanzioni disciplinari ai loro danni e ridurre notevolmente gli spazi di libertà di insegnamento. Per adesso i risultati di questa trasformazione sono stati pessimi e la preparazione degli studenti italiani è sempre più modesta. Quando si capirà che è la qualità didattica ad essere l’elemento centrale per una “buona scuola”?

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