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Stampa : da "Latecnicadellascuola.it" del 16 dicembre 2017
Inviato da admin_CUSMA il 17/12/2017 21:20:11 (26 letture)

Concorso a cattedra 2016, graduatorie valide un anno in più: via libera Camera, ma ora serve norma salva maestri

di Alessandro Giuliani - 16/12/2017


Avranno un anno in più di validità le graduatorie degli idonei dell’ultimo concorso a cattedra, bandito nel febbraio 2016, il primo allestito in base alle novità sulle selezioni nazionali introdotte con la Legge 107 del 2015. Il via libera al provvedimento giunge dalla Commissione Bilancio della Camera, che nella seduta finale sulla Scuola del 16 dicembre ha approvato un emendamento specifico alla manovra economica valida per il prossimo anno solare, nel quale si specifica che la disposizione riguarda “coloro che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando, fermo restando il diritto all’immissione in ruolo per i vincitori del concorso”. Il via libera della Camera, però, non basta ai maestri della scuola dell’infanzie a primaria, posizionati oltre il 10% degli idonei, per i quali serve ora una ulteriore norma di salvataggio.

Richiesta più che motivata
La richiesta è stata del resto formulata con valide motivazioni: diverse graduatorie del concorso indetto per l’assunzione a tempo determinato di personale docente, soprattutto quelle della scuola del primo ciclo, quindi dell’infanzia e primaria, sono state pubblicate con un ritardo abissale.

Rispetto alle previsioni del Miur e dell’ex ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, la quale aveva assicurato che entro il 31 agosto 2016 si sarebbe tutto concluso, diverse graduatorie (soprattutto nei grandi centri, dove si sono concentrate le maggiori candidature) sono state pubblicate solo nell’estate del 2017. Da qui l’esigenza di renderle valide anche per l’anno scolastico 2019/2020.

segue ...



Lunghi i tempi di attesa del Fit
Sulla decisione della Camera ha pesato, evidentemente, anche un altro fattore: i tempi non brevissimi per la selezione dei nuovi docenti. Prima di essere selezionati e assunti a titolo definitivo, i primi laureati senza almeno tre anni di supplenza dovranno attendere almeno quattro anni: uno per lo svolgimento del concorso e tre di formazione, il cosiddetto Fit.

Nel frattempo, i posti vacanti continueranno ad essere assegnate tramite graduatorie: le GaE e, appunto, quelle di merito, che ora il Parlamento sta validando per un anno ulteriore.

Per formalizzare l’allungamento di un anno della validità delle graduatorie, occorre però che la proposta di modifica venga accolta dall’Aula, la prossima settimana, e poi ancora dal Senato per il via libera finale.

Considerando che si tratta di un provvedimento praticamente a costo zero, su cui non è caso è arrivato il sì da parte della Commissione Bilancio della Camera, il sì definitivo di Montecitorio appare quasi una formalità.

In arrivo modifiche al comma 113 della L. 107/15 anche per il primo ciclo?
C’è, tuttavia, un altro provvedimento che ora ha alte probabilità di essere approvato: quello di estendere l’assunzione degli idonei, oltre il numero di posti messi a concorso, oltre il 10% previsto dalla Buona Scuola.

Il comma 113 dell’unico articolo della L.107/15, integrando il comma 15, prevede infatti che “la predetta graduatoria è composta da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso, maggiorati del 10 per cento”.

Ora, quel vincolo è venuto meno solo per la scuola secondaria, di primo e secondo grado, con decreto n. 59 del 2017. Per infanzia e primaria, dove ci sarebbe più bisogno perché le graduatorie sono state pubblicate più tardi e dove gli idonei sono in altissimo numero, invece lo sforamento oltre il 10% non è ancora arrivato.

Considerando l’esigenza impellente, da utilizzare già per le immissioni in ruolo della prossima estate, non è da escludere che il provvedimento arrivi con un ulteriore emendamento alla Legge di Bilancio, specifico per cassare il vincolo imposto dal comma 113 della L. 107/15 (non basta il riferimento al comma 15 dell’articolo 400 del Testo Unico del 1994 che non fa alcun riferimento a vincoli percentuali di assunzione), magari approvato proprio sul filo di lana.

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