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Stampa : INPDAP – Articolo tratto da “Il Giornale INPDAP” n° 21 di ottobre 2010 – Fondo Espero
Inviato da admin_CUSMA il 2/10/2010 15:28:32 (1061 letture)

INPDAP – Articolo tratto da “Il Giornale INPDAP” n° 21 di ottobre 2010 – Fondo Espero

SCUOLA , LA PENSIONE BIS
TRA “CRESCITA” E “GARANZIA”
Come si compila e presenta la domanda, quanto si paga per avere la previdenza complementare.


Chi intende aderire al fondo di previdenza complementare Espero deve obbligatoriamente utilizzare
i nuovi moduli ufficiali messi a disposizione dal fondo stesso. Il principale motivo che ha portato a un aggiornamento degli stampati è l’indicazione della scelta,
relativa al comparto di investimento finanziario nel quale collocare i contributi versati. L’opzione, spesso non indicata nella precedente modulistica, è tra comparto
“Crescita” e comparto “Garanzia”. Il primo ha come obiettivo una rivalutazione del capitale investito pari al 2% di incremento oltre il tasso di inflazione, in un orizzonte temporale di medio periodo;
il secondo è concepito per chi aderisce al fondo in età prossima alla pensione, o comunque per chi è decisamente poco propenso al rischio, interessato più alla certezza del risultato atteso che all’entità
della rendita prodotta dall’investimento.
Se il lavoratore non esprime alcuna scelta i contributi versati vengono attribuiti al comparto Crescita.

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Stampa : da: Corriere Romagna - Per gli Insegnanti della Gilda rivolta via web
Inviato da admin_CUSMA il 27/9/2010 13:10:00 (463 letture)

da Corriere Romagna - 27.09.2010

domani all'ITAS "Garibaldi" di via Savio a Cesena

Per gli Insegnanti della GILDA rivolta via web

Cesena 27.09.2010

La Gilda degli Insegnanti si mobilita anche a Cesena per la "Giornata nazionale di protesta" proclamata per domani mattina, martedì 28 settembre dalle ore 8.00 alle ore 13.00, e lo fa in un modo "originale".
I docenti delle scuole confluiranno alle ore 8.15 all'Istituto Tecnico Agrario "Garibaldi" per prendere parte nell'aula magna, ad un assemblea/conferenza via web, resa possibile dalle tecnologie disponibili in quella scuola. Così come avverrà in contemporanea a Forlì all'Istituto per Geometri "Alberti" e a Rimini al Liceo Scientifico "Einstein"...

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Stampa : Corriere Romagna: scuola altre proteste
Inviato da admin_CUSMA il 21/9/2010 23:15:41 (430 letture)

da Corriere Romagna - 21.09.2010

SCUOLA ALTRE PROTESTE
Dai docenti del Liceo Classico "G. B. Morgagni" di Forlì.

Dopo gli insegnanti del Liceo Scientifico anche i docenti del Liceo Classico di Forlì hanno sottoscritto un documento firmato da 62 professori su 84 che lavorano in quella scuola. " Abbiamo organizzato numerose attività di arricchimento dell'offerta formativa a titolo pressochè volontario, perchè convinti della loro importanza - spiegano i docenti nel documento. Oggi ci troviamo purtroppo costretti, a seguito delle disposizioni previste dalla riforma correttiva dei conti pubblici di Tremonti - a comunicare per il corrente anno scolastico 2010/2011: la sospensione di tutte le attività para ed extra scolastiche, non accettare ore residue oltre le 18 per salvaguardare i diritti dei colleghi precari. Il documento è stato consegnato alla dirigente scolastica, al fine di portarlo a conoscenza del consiglio di istituto e delle famiglie.

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Stampa : da Il Sole 24 ORE: Le graduatorie sono da abolire Meglio un albo e chiamata diretta
Inviato da admin_CUSMA il 21/9/2010 14:28:10 (482 letture)

da Il Sole 24 ORE - 21.09.2010

Le graduatorie sono da abolire Meglio un albo e chiamata diretta
di A. Gavosto

La protesta dei precari e il nuovo sistema di formazione iniziale degli insegnanti, presentato recentemente dal ministro Gelmini, propongono due interrogativi sul futuro a lungo termine della scuola italiana. Come riportare il numero di insegnanti a misura delle effettive dimensioni della popolazione scolastica? Come garantire il loro ricambio generazionale?

Negli ultimi 30 anni, l'Italia non ha trovato il coraggio di ridimensionare il proprio corpo docente, nonostante il numero di studenti che entrano ogni anno nella scuola si sia dimezzato. Risultato: pur considerando le specificità del nostro sistema d'istruzione (come l'integrazione dei disabili) oggi il numero degli insegnanti per alunno è nel nostro paese di un terzo superiore alla media Ocse nelle primarie e nelle medie, del 15% nelle superiori. L'eccesso di docenti non ha del resto portato evidenti benefici in termini di bontà degli apprendimenti: è comprensibile che il governo abbia fortemente rallentato gli ingressi nella scuola per liberare risorse da destinare - almeno secondo le dichiarazioni - al miglioramento della qualità.

A scapito, però, dei 229mila precari delle cosiddette "graduatorie a esaurimento", che vedono ridursi le loro legittime aspettative di stabilità, accumulate in anni di formazione e di lavoro in aula, alimentate dalla promessa implicita (e talvolta esplicita) di molti governi che fosse sufficiente "mettersi in fila" e aspettare in media dieci anni per passare in ruolo. Lo scontro è, dunque, fra due esigenze, entrambe fondate.
Ma gli insegnanti italiani sono anche troppo vecchi: la loro età media è, infatti, la più elevata al mondo. Perché abbiamo moltissimi over 50, ma anche perché quelli con meno di 30 anni praticamente non esistono. Sono l'1,4% nella primaria (media Ocse 15,3%), scendono addirittura allo 0,5% nelle medie e nelle superiori (media Ocse rispettivamente 12% e 10,5%).

Supponiamo che il governo - come annunciato - trovi le risorse per fare entrare in ruolo gli attuali 230mila precari, la cui età media è 38 anni. Tutto è bene quel che finisce bene? Purtroppo, no. Con gli attuali trend demografici, ciò significherebbe precludere ancora per 15 anni almeno - una generazione - l'accesso alla scuola alle nuove leve che desiderano intraprendere la professione docente.
Sarebbe bene, invece, avere insegnanti più giovani. Perché la minore differenza d'età e la maggiore familiarità con le nuove tecnologie della conoscenza li faciliterebbe presumibilmente nel compito d'interpretare le esigenze di apprendimento dei loro allievi.
Perché ragionevolmente avrebbero motivazioni elevate, specie se venissero introdotte significative progressioni di carriera e incentivi alla qualità dell'insegnamento. Perché la loro qualità professionale potrebbe essere garantita da una formazione iniziale più rigorosa e selettiva: proprio come si propone di essere quella appena proposta che, rebus sic stantibus, rischia invece di rimanere un contenitore vuoto. Se l'accesso delle nuove leve fosse impedito per altri 15 anni, chi avrebbe ancora il coraggio d'intraprendere la professione di insegnante?

In conclusione, se il corpo docente va ridimensionato e insieme ringiovanito, dalla situazione presente è difficile uscire senza traumi sociali. Realisticamente, il punto è come attenuarli e ripartirli nel modo più equo possibile, realizzando i due obiettivi ed evitando di concentrare sui più giovani (e meno tutelati) i costi di un'operazione comunque non indolore.
Una soluzione praticabile si basa su due passaggi. Sappiamo che, per ragioni anagrafiche, nel prossimo decennio circa 300mila insegnanti andranno in pensione, come confermano anche le stime governative. Il processo andrebbe accelerato con incentivi all'uscita e pre-pensionamenti: nel giro di pochi anni, il numero d'insegnanti potrebbe ritornare a un livello fisiologico, aprendo lo spazio per nuovi ingressi, in particolare in quelle aree disciplinari (matematica, ad esempio) oggi carenti, ma essenziali per il futuro dei ragazzi e del paese. Il costo economico per il sistema pensionistico sarebbe significativo, ma probabilmente inferiore a quello sociale del mancato ricambio generazionale.

Il secondo passaggio è abolire le graduatorie, che regolano l'accesso all'insegnamento per anzianità, passando alla chiamata diretta da parte delle scuole fra gli iscritti a un albo professionale. La scelta fra gli attuali precari e i giovani aspiranti docenti che hanno completato la formazione iniziale andrebbe fatta sulla base delle qualificazioni e capacità, non solo dell'anzianità: i migliori fra i precari - sebbene non tutti - vedrebbero premiate le loro aspettative. Ma, al tempo stesso, non si chiuderebbero le porte della scuola a un'intera generazione di neolaureati.

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Stampa : da tuttoscuola.com - Bastico: Gelmini non faccia il gioco delle tre carte
Inviato da admin_CUSMA il 18/9/2010 0:58:14 (429 letture)

da tuttoscuola.com 17.09.2010

Bastico: Gelmini non faccia il gioco delle tre carte

"Fino a quando il ministro Mariastella Gelmini pensa di poter abusare della pazienza degli studenti e degli insegnanti, propinando spot non rispondenti alla realtà e annunci di risorse inesistenti?"

Ricorda vagamente il Cicerone delle Catilinarie (Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra...) la domanda che Mariangela Bastico, senatrice Pd, già viceministro all'istruzione con Fioroni, rivolge al ministro Gelmini chiedendo alla ministra "trasparenza e rispetto per gli studenti, i genitori e per tutti coloro che lavorano nella scuola".

E spiega, in una nota, che "trasparenza significa chiarire come i circa 2,3 miliardi di euro in tre anni, che si ricavano dai tagli alla scuola della legge 133/08, saranno utilizzati: per pagare gli scatti di anzianità tagliati in via permanente dall'ultima manovra Tremonti, così come promesso a docenti e sindacati? Per premiare i docenti migliori, come era scritto nella legge 133/08? Per sostenere progetti di qualità nuovi e laboratori come la Gelmini dice oggi? E' matematico che una destinazione esclude l'altra"

Perciò, conclude seccamente la senatrice del Pd, "basta con il gioco delle tre carte": il Pd chiede alla ministra di "rinunciare per un po' agli spot e di impegnarsi di più per realizzare ciò che promette".

Al di là della vis polemica, la domanda posta dalla senatrice Bastico appare legittima, perché le risorse derivanti dall'attuazione della legge n. 133/08 sono limitate, ed è difficile che bastino a realizzare tutti gli obiettivi indicati dal ministro. A meno che vengano in qualche modo integrate...

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Stampa : da "Il sole 24 ore" - La riforma con i fichi secchi
Inviato da admin_CUSMA il 14/9/2010 21:45:59 (628 letture)

da "Il sole 24 ore" - 14.09.2010

La riforma con i fichi secchi

di Sergio Luzzatto


A differenza della riforma dell'università, tuttora discussa in parlamento, la riforma Gelmini delle scuole superiori è ormai una realtà. Una realtà che il ministero dell'Istruzione presenta con toni trionfalistici - «riforma storica» - mentre nel mondo degli insegnanti prevalgono le critiche.
Come tutte le riforme, anche questa non va giudicata in astratto, ma in concreto: occorrerà dunque attenderla alla prova dei fatti.


Nondimeno, è fin d'ora possibile distinguere fra alcuni ambiti d'intervento in cui la riforma promette di riuscire efficace, e altri in cui appare penalizzata in partenza, per il modo in cui i tagli finanziari imposti dal governo sono destinati a incidere sulla qualità dell'insegnamento nella scuola pubblica. Perciò, si può già sottomettere la riforma Gelmini a una specie di esame, utilizzando - in maniera semiseria - i parametri della vecchia triade: "promossa", "bocciata", "rimandata".

1. Gli indirizzi e le materie

PROMOSSALa riforma semplifica e rinnova il panorama dell'offerta formativa a livello di licei. L'eccessiva varietà della situazione preesistente (gli oltre 300 indirizzi della fase cosiddetta "sperimentale") viene infine razionalizzata: ai quattro licei tradizionali - classico, scientifico, artistico, linguistico - se ne aggiungono due nuovi, quello musicale e quello delle scienze umane. Già quest'anno, gli studenti usciti dalla scuola media inferiore hanno avuto modo di scegliere entro una gamma di possibilità chiare e definite.
Quanto alla nuova distribuzione delle ore d'insegnamento per materia, va senz'altro nella giusta direzione il potenziamento delle ore di matematica, di fisica e di scienze. In compenso, è assai criticabile il ridimensionamento delle ore di geografia. Ma il limite più grave della riforma sta nella persistente svalutazione del diritto e dell'economia, due materie ancora confinate (secondo una logica culturale risalente alla riforma Gentile del 1923!) agli istituti tecnici e al solo liceo delle scienze umane.

2. Gli orari

BOCCIATA La riforma Gelmini comporta una riduzione degli orari d'insegnamento settimanale, sia pure con modalità variabili secondo che si tratti di licei o di istituti tecnici. In sostanza, i nostri ragazzi passeranno sui banchi meno ore che nel passato.


L’articolo continua sotto.............

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Stampa : da tuttoscuolaNews n. 453 del 13.09.2010
Inviato da admin_CUSMA il 13/9/2010 12:50:00 (457 letture)

da tuttoscuolaNews n. 453 del 13.09.2010

SOMMARIO

1. Adro e Lega: la politica resti fuori dalla scuola

2. Anno 2010-2011. Anno zero o anno x?

3. Education at a glance 2010. Quel penultimo posto dell’Italia…/1

4. Education at a glance 2010. Quel penultimo posto dell’Italia…/2

5. Ma basteranno 6-7 anni per assorbire l’esercito dei precari?

6. Quasi pronto il regolamento per i concorsi. Ma i bandi dovranno aspettare

7. Bonanni/1. Un fumogeno fa solo fumo?

8. Bonanni/2. Forse evitato un ‘trattamento Bonanni’ per la Gelmini

9. Il ‘buono scuola’ rivalutato da sinistra


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Adro e Lega: la politica resti fuori dalla scuola
Per la seconda volta in pochi mesi il piccolo comune di Adro (6000 abitanti in provincia di Brescia), o meglio il suo sindaco leghista Oscar Lancini, conquista la ribalta mediatica nazionale: prima con l'idea di far saltare il pranzo ai bambini i cui genitori non versano il contributo per la mensa (magari perché non possono), e ora con l'iconografia leghista - il simbolo del ‘sole delle Alpi' - stampigliata sui banchi, nelle aule, e perfino nei cestini dell'immondizia di una scuola pubblica, ancorché comunale: il nuovo polo scolastico non casualmente intitolato a Gianfranco Miglio, l'ideologo della Lega Nord delle origini.
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Stampa : da "Il Messagero" - Ocse: l'Italia spende poco per la scuola, insegnanti tra i meno pagati. E' polemica
Inviato da admin_CUSMA il 7/9/2010 23:20:00 (446 letture)

da Il Messaggero

Ocse: l'Italia spende poco per la scuola, insegnanti tra i meno pagati. E' polemica

Rapporto istruzione: alunni troppo tempo in classe. Gelmini: confermate nostre valutazioni. Il Pd: bocciato il ministro

ROMA (7 settembre) - L'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha pubblicato oggi l'ultimo rapporto sull'educazione, nel quale l'Italia figura agli ultimi posto della classifica della percentuale di Pil destinata all'istruzione: il 4,5%, contro una media dei paesi Ocse del 5,7 e punte di eccellenza come l'Islanda, che guida la graduatoria con il 7,8. Ogni scolaro costa in media 6622 dollari l'anno (media Ocse 6687 dollari). L'Italia è inoltre ultima in classifica, per la percentuale di spesa pubblica destinata alla scuola, il 9% (media del 13,3), seguita da vicino da Giappone e Repubblica ceca. L'Ocse segnala inoltre nel suo rapporto che gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati e che i nostri alunni passano troppo tempo sui banchi. Immediate le polemiche, con il ministro Gelmini che sottolinea come l'Ocse dia ragione all'azione intrapresa dal governo Berlusconi, e il Pd che parla di sonora bocciatura per il governo.

Gli insegnanti della scuola pubblica in Italia sono pagati meno della media dei Paesi Ocse, e il divario si accentua con il passare degli anni di servizio. Un maestro di scuola elementare italiano, ad esempio, guadagna poco più di 26.000 dollari l'anno a inizio carriera, contro una media di quasi 29.000. Alla fine della carriera il suo stipendio sale a 38.381 dollari, ma la media Ocse è salita a 48.000 dollari, quasi 10 mila euro in più. Lo stesso vale per il professore delle medie (che guadagna tra i 28.098 dollari iniziali e i 42.132 di fine carriera) e per il docente delle superiori: quest'ultimo, tra gli insegnanti italiani, ha l'aumento più consistente, passando nel corso della carriera da 28.098 dollari a 44.041, ma la media dei suoi colleghi di altri Paesi passa da 32.500 dollari a oltre 54.700..

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Stampa : da TuttoscuolaFOCUS - Doccia fredda della Gelmini sul futuro degli scatti di anzianità
Inviato da admin_CUSMA il 27/9/2010 15:40:00 (456 letture)

da TuttoscuolaFOCUS - 27.09.2010

Doccia fredda della Gelmini sul futuro degli scatti di anzianità

Mentre la maggior parte dei sindacati di categoria (dubbiosa la Gilda) saluta con soddisfazione la conferma a settembre di quegli scatti di anzianità per il personale scolastico che sembravano destinati a scomparire per sempre dalla carriera, e guarda con fiducia a qualche forma di salvataggio per i prossimi anni, arriva direttamente dal ministro la doccia fredda sul futuro degli scatti.

La Gelmini, nel corso della festa del Pdl a Milano, in un cortile tra le mura del Castello Sforzesco, ha dichiarato infatti: "Non vedo l'ora che si superi il sistema degli scatti di anzianità e con i ministri Sacconi e Brunetta ci stiamo lavorando".

"Basta con le risorse a pioggia a prescindere dai meriti" ha aggiunto il ministro che ha anche lanciato un frecciata critica all'opposizione: "La sinistra - ha detto - è convinta di ridurre il dibattito sulla scuola a una questione ragionieristica, che basta aumentare le risorse per risolvere i problemi". Invece, ha aggiunto, "se vogliamo davvero far sì che la scuola diventi un volano di sviluppo, dobbiamo fare un discorso di qualità, non solo di numeri. Non possiamo trattare allo stesso modo i buoni e i cattivi insegnanti, servono trattamenti diversi in base ai risultati raggiunti e lo stipendio a fine mese non può essere lo stesso".

La tesi del ministro di dare spazio al riconoscimento del merito non è certamente nuova; lo hanno detto altri ministri dell'istruzione, a cominciare, dieci anni fa, da Luigi Berlinguer che si giocò con il cosiddetto concorsone il suo incarico. Dal dire al fare...

I fondi per cambiare la carriera degli insegnanti, secondo la Gelmini, potrebbero essere reperiti attraverso i tanto contestati interventi di razionalizzazione. "Grazie ai tagli e ai risparmi avremo il 30 per cento in più di risorse da investire, circa un miliardo di euro l'anno nella qualità del nostro sistema scolastico e nel sostegno alle famiglie che hanno problemi a mantenere i figli all'università".

Ma su quel 30% grava tutta l'incognita della recente manovra finanziaria. Sarà utilizzato per salvare gli scatti o per il merito? Alla fine potrebbe capitare che si perdano per il futuro gli scatti senza un significativo investimento per una carriera che premi il merito. Aspettiamo lumi.

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Stampa : da "Il Messagero" - E' polemica sulla “scuola di guerra”
Inviato da admin_CUSMA il 25/9/2010 22:24:04 (400 letture)

da Il Messaggero - 25.09.2010

E' polemica sulla “scuola di guerra”
I pedagogisti: niente armi in classe


ROMA (24 settembre) - A scuola con l'elmetto? Ben altre sono le priorità secondo i pedagogisti, che avvertono: la scuola non può prestarsi a esperimenti che non appaiono ispirati ai valori del dialogo come strumento di soluzione dei conflitti.

Il direttivo della Sird, la Società italiana di ricerca didattica, che raccoglie i docenti universitari dei settori della didattica e della ricerca educativa, riunito in occasione del Seminario nazionale sulla ricerca nelle Scuole di dottorato, condanna il progetto «Allenati per la vita», l'iniziativa della direzione scolastica regionale della Lombardia, con il sostegno dei ministeri dell'Istruzione e della Difesa, finalizzata ad allenare gli studenti familiarizzandoli all'uso delle armi. Un progetto contestato dall'opposizione che l'ha ribattezzato "scuola di guerra".

«Altre sono le priorità che emergono dalla ricerca educativa sulla scuola a partire dai livelli di competenza raggiunti dai nostri studenti, ai tassi di abbandono e di dispersione, ai problemi di integrazione e di bullismo, alla educazione alla cittadinanza, ai diritti umani e alla solidarietà e alla legalità. Per queste priorità assistiamo invece a una costante riduzione di risorse umane e finanziarie», dicono i pedagogisti della Sird.

«La scuola è un ambiente di importanza fondamentale e non può prestarsi a iniziative e esperimenti condotti senza un retroterra consolidato di competenze e di ricerca e che non appaiano ispirati dalle priorità e dai principi valoriali della Costituzione che propone il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti».

Il ministero dell'Istruzione intanto ha rigettato, con una nota, le critiche piovute sul progetto: «Le polemiche nate dopo la firma del protocollo Allenati per la vita sono assolutamente infondate e finalizzate solo alla distorsione del progetto». Il protocollo, ricorda viale Trastevere, «non è stato firmato dai ministri Gelmini e La Russa, come erroneamente riportato da alcuni giornali. I ministri sono stati semplicemente invitati a partecipare ma non erano presenti né alla firma né alla cerimonia. L'attività, nata in maniera sperimentale cinque anni fa, è stata ufficializzata con il primo protocollo nel settembre 2007, sotto il governo di centrosinistra».

Nella nota del ministero c'è anche una descrizione del progetto: «È un' attività sportiva complessa e articolata che ha come primo obiettivo la conoscenza di se stessi, la capacità di lavorare in gruppo e di cooperare e l'acquisizione di competenze nei settori della protezione civile e del soccorso. Non è affatto finalizzata all'esaltazione della cultura militare, come riportano alcuni organi della stampa. Alla firma del protocollo infatti, erano presenti enti come la Croce Rossa e Associazioni di volontariato a vario livello, che poi parteciperanno alla realizzazione delle attività.

«Uno degli aspetti del progetto, e non il più importante, sono le prove di tiro con l'arco e con la carabina ad aria compressa. Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. Sono dunque da respingere tutte le interpretazioni finora avanzate, dettate solo dalla volontà di infangare un'iniziativa a cui aderiscono esclusivamente ragazzi e ragazze volontari, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione».

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Stampa : ItaliaOggi - Azienda scuola del 21.09.2010
Inviato da admin_CUSMA il 21/9/2010 17:42:10 (616 letture)

ItaliaOggi - Azienda scuola del 21.09.2010

SOMMARIO

Alla Gelmini non bastano 50 minuti
Il ministero lavora a una stretta soprattutto per tecnici e professionali dove lo sconticino è prassi
Ore di lezione piene, altrimenti scatta il recupero


Lavoro, decide il collegio dei docenti
Il decreto 150 non ha modificato l'organizzazione
La responsabilità per l'operato ricade però sul dirigente scolastico


Ecco l'abc delle nuove sanzioni
La circolare che fa entrare la scuola nell'era Brunetta è pronta, ma resta nel cassetto
Più poteri ai presidi. Che però rischiano l'accusa di abuso


Ispettore addio, arriva il consulente tecnico
la direttiva del ministro
Non più controllore nei procedimenti disciplinari, ma supporter per le innovazioni


Il coordinatore di classe può rifiutare l'incarico
L'ESPERTO RISPONDE/ Le prestazioni esigibili sono quelle contrattuali
Il dirigente non può decidere d'imperio

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Stampa : da TuttoscuolaNews n. 454 del 20.09.2010
Inviato da admin_CUSMA il 20/9/2010 14:17:38 (636 letture)

da TuttoscuolaNews n. 454 del 20.09.2010

SOMMARIO


1. Adro/1. Un pulviscolo di piccole patrie?

2. Adro/2. Quella voglia di strumentalizzare…

3. In calo gli studenti delle nuove prime classi della secondaria riformata

4. Quasi il 6% degli studenti ai “nuovi” licei linguistici

5. Calo di iscritti nelle prime classi del classico, dei tecnici e dei professionali

6. Dove sono finite le sezioni primavera?

7. Il burqa a scuola/1. Il no della Francia dei diritti

8. Il burqa a scuola/2. Se la ‘maestra nera’ spaventa i bambini

9. L’aumento di alunni stranieri è assicurato da quelli di seconda generazione

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Stampa : da Tecnica della Scuola -
Inviato da admin_CUSMA il 16/9/2010 16:13:54 (472 letture)

da Tecnica della Scuola

I Cobas tentano il compattamento: il 15 ottobre sciopero generale?

di A.G.

Per il leader Piero Bernocchi la riforma Tremonti-Gelmini non riesce a garantire più neanche l'ordinario funzionamento degli istituti e riduce drasticamente stipendi già miseri. Pur ritrovare l’unità, almeno in piazza, il sindacato disposto anche a cambiare data: la prima adesione è della Cub Scuola. Presto si uniranno le associazioni dei precari.
Mentre i sindacati maggiori continuano ad alzare i toni minacciando di entrare in mobilitazione (Flc-Cgil e Gilda degli Insegnanti lo hanno già fatto con l’avvio del nuovo scolastico), i Cobas lanciano un’iniziativa audace: unire le forze ed andare in piazza compatti. Un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto alla luce dei rapporti difficile tra Flc-Cgil e le altre organizzazioni maggiori. Però la scuola ha dimostrato di essere in grado di realizzarla: basti pensare al 31 ottobre di due anni fa, quando l’ultima manifestazione unitaria (pur tra non poche ‘frizioni’) portò a Roma un milione di persone. Memori dell’imponente iniziativa, anche se alla lunga tutt’altro che fruttuosa sul piano degli ottenimenti sul fronte degli organici e dei contratti, stavolta i Cobas hanno provato a sondare il campo proponendo lo sciopero generale per venerdì 15 ottobre.
Una mossa che, a dire il vero, non proprio nell’aria: i sindacati di base, infatti, sono abituati ormai da diversi anni a marciare da soli. O quasi. Anche in questa occasione hanno sinora ricevuto l’ok solo dalla Cub Scuola. I prossimi, con ogni probabilità, saranno gli organismi che rappresentano i pracari.
Il portavoce Cobas, Piero Bernocchi, spera però che stavolta alla sua iniziativa si uniscano in tanti. Del resto tra i lavoratori (i primi referenti del sindacati) il malcontento, è notevole. Anche quelli di ruolo hanno poco da rallegrarsi. La riforma Tremonti-Gelmini "non riesce a garantire più – sottolinea il leader dei Cobas - neanche l'ordinario funzionamento degli istituti e riduce drasticamente gli stipendi già miseri dei docenti". I tempi per un’iniziativa di gruppo, che comprenda anche associazioni e movimenti di settore, sarebbero quindi maturi. Il 15 ottobre non è, inoltre, un giorno qualsiasi: ''in quella data - spiega Bernocchi – è previsto lo sciopero generale (di 4 ore) dei metalmeccanici e il giorno seguente a Roma la loro manifestazione nazionale, cioè importanti iniziative di lotta della categoria di lavoratori che, insieme a quelli della scuola, più sta subendo e più sta resistendo al feroce attacco del padronato privato e pubblico italiano".
Sono diversi i punti critici evidenziati dai Cobas: oltre alla riduzione degli organici e l’alta percentuale di precari, al centro delle contestazioni vi è il blocco degli scatti di anzianità e dei contratti. Bernocchi ha aggiunto che "se dalle varie strutture organizzate del popolo della scuola pubblica, ci venissero proposte di date che comunemente dovessimo ritenere più efficaci (ma comunque non allontanandoci significativamente da questa periodizzazione), saremmo disponibili a discutere e eventualmente a spostare la convocazione dello sciopero stesso". Un’affermazione che la dice lunga sulla volontà di tornare in piazza con il sostegno della maggioranza dei lavoratori e delle ‘sigle’ che li rappresentano. Anche perché continuare ad organizzare scioperi per ottenere il 2-3% di adesioni non farebbe altro che avvalorare le tesi del Governo.

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Stampa : da "La Stampa" - I sindacati ai prof: "Non sostituite i colleghi assenti"
Inviato da admin_CUSMA il 13/9/2010 19:09:49 (410 letture)

da "La Stampa" - 13.09.2010

I sindacati ai prof: "Non sostituite i colleghi assenti"

Lezioni al via ma c’è il rischio delle classi scoperte

MARIA T. MARTINENGO

Niente gite, nell’anno scolastico che a Torino inizia oggi per 266.899 bambini e ragazzi tra le proteste e la sfiducia generale degli insegnanti, precari e di ruolo per i tagli, la perdita di qualità della scuola, la mancanza di risorse. Ma c’è qualcosa che, se messo in pratica, sarà anche più grave nella gestione quotidiana delle scuole medie e superiori: l’invito da parte dei sindacati - Cobas, Cub e Gilda degli Insegnanti, ma anche Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola - a non accettare di sostituire i colleghi temporaneamente assenti (le supplenze sono previste per malattie superiori a 15 giorni). Niente straordinario, insomma, su tutta la linea. Un modo molto concreto per segnalare il disagio e presumibilmente efficace per trovare ascolto al ministero.

«Le cattedre sono state saturate e ai presidi non resta più quel monte ore-cuscinetto che serviva a tamponare quando un insegnante era improvvisamente assente», spiega Roberto Spagnolo, docente dello Steiner (l’istituto per i servizi pubblicitari e cinematografici manterrà alta l’attenzione su di sé con una serie di iniziative per lo stravolgimento subìto con la riforma).

«Il primo giorno, nell’emergenza, il dirigente può fare un ordine di servizio - dice Spagnolo - e gli insegnanti sono tenuti ad eseguirlo. Ma il secondo giorno no. Una circolare del 2009 ammette, in caso di estrema necessità, di assumere un supplente anche sotto i 15 giorni. Quindi, l’ordine di servizio è impugnabile. L’anno scorso, quando già le cose andavano male, avevamo deciso di non impugnarli. Quest’anno invece lo faremo».

Per Tommaso De Luca, preside dell’Istituto Avogadro e presidente dell’Asapi, l’associazione delle scuole autonome del Piemonte, il rifiuto delle supplenze «è il nodo che creerà i maggiori problemi. Se non ci saranno disponibilità a fare straordinario sarà pesante. Non si può lavorare un anno a colpi di ordine di servizio impugnabili. Certo, gli escamotage ci sono, come distribuire gli studenti in altre classi, ma questo significa sprecare o rendere dannosa un’ora di lezione. Senza contare che ci si scontra con la questione sicurezza.

Dal secondo giorno, si può far entrare dopo o uscire prima. Ma in tutti i casi la scuola perde credibilità». Il problema creato dall’eliminazione delle ore a disposizione, poi, ha più facce. «Difficile trovare supplenti solo per un paio di giorni», dice il sindacalista. «La spesa per le supplenze brevi va nel calderone delle supplenze. Bisogna sperare che il ministero copra il fabbisogno», dice il preside. Che aggiunge: «I tagli, gli scatti di anzianità eliminati... Il morale tra i docenti è a terra. C’è una generale sensazione di peggioramento. La protesta oggi non riguarda più soltanto i soliti agitati».

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Stampa : da Il Giornale: «In cattedra solo prof capaci di insegnare»
Inviato da admin_CUSMA il 11/9/2010 0:00:00 (646 letture)

da Il Giornale

«In cattedra solo prof capaci di insegnare»

di Francesca Angeli

Il ministro dell’Istruzione rivoluziona la formazione dei docenti: «Lauree a numero chiuso ed entro sei anni niente più precari»

Ministro Gelmini perché un nuovo regolamento per la formazione degli insegnanti?
«Perché non esiste una buona scuola senza buoni insegnanti. Il nostro primo obiettivo è quello di riqualificare la la professione docente».
In che modo cambierà il profilo professionale?

segue...........

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