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Stampa : da tuttoscuola.com del 23.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 23/2/2011 14:29:54 (646 letture)

da tuttoscuola.com - 23.02.2011

Dopo la sentenza della Cassazione
Graduatorie: la coda batte il pettine


Il Tar del Lazio respinge al mittente i ricorsi presentati per ottenere l'inserimento a pettine nelle graduatorie dei precari.

Ne dà notizia la Gilda degli Insegnanti, a cui giudizio la sentenza, depositata il 18 febbraio dal Tribunale amministrativo, rappresenta una sua vittoria e la sconfessione di un'altra organizzazione sindacale (il riferimento è all’Anief) “che si era rivolta al Tar invece che al giudice ordinario".

“Le Sezioni unite della Cassazione - afferma il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio – hanno già chiarito che questi ricorsi competono alla giustizia ordinaria e non a quella amministrativa e adesso anche il Tar del Lazio, grazie al nostro intervento, sta rispedendo al mittente i ricorsi che gli sono stati presentati erroneamente".

Secondo il sindacalista “Ciò significa che i ricorrenti hanno speso inutilmente i loro soldi. Fin dal primo momento avevamo messo in guardia i colleghi, purtroppo inutilmente. Quanto stabilito dal Tar del Lazio dimostra la mancanza di professionalità di quel sindacato che, convincendo migliaia di docenti a rivolgersi al tribunale amministrativo, ha soltanto procurato lauti guadagni a numerosi avvocati, additandoci, per giunta, come ignoranti”.

Per conseguenza, conclude Di Meglio, “i ricorsi vinti in sede di sospensione cautelare verranno tutti respinti dallo stesso Tar Lazio cui erano stati presentati".

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Stampa : da italiaOggi del 22.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 22/2/2011 14:44:17 (676 letture)

da ItaliaOggi - 22.02.2011

E per il 2012 i 19 mila tagli si fanno per davvero
di S. Cardi

A differenza di quanto avvenuto lo scorso anno, quando su 25 mila tagli, 22 mila erano stati in diritto e tre mila in fatto, il prossimo anno non si scherza. I 19 mila posti (19.700, per l'esattezza) che devono saltare nell'organico dei prof devono essere reali, e dunque tutti in diritto, senza nessuna flessibilità.

Anche perché c'è da recuperare un residuo di tagli non fatti: tra i posti per il sostegno dati in più, in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale, e quelli che tagliare proprio non si poteva perché incidevano sulla funzionalità del servizio, ci sono stati circa 7 mila tagli in meno. Che ora vanno rigorosamente recuperati. Lo hanno detto chiaro e tondo i vertici del ministero dell'istruzione, che stanno predisponendo gli organici per il 2011/2012 in attuazione della manovra del decreto legge 112/2008.

Dalle prime verifiche fatte con le organizzazioni sindacali sull'andamento del personale risulta che sono oltre 27.300 le domande di pensionamento presentate per il prossimo anno, circa 5 mila in più rispetto allo scorso; sono invece 7 mila quelle presentate dal personale ausiliario, tecnico e amministrativo, anche questo andamento in aumento rispetto al 2010-2011. Il maggior numero di cessazioni, stando alle domande presentate, si registra in Campania (con 3.800 docenti e 1.000 Ata), seguita dalla la Lombardia, con 4 mila, e la Sicilia a poco meno di 3.800. Pensionamenti che il ministero conta di controbilanciare con 30 mila assunzioni: la richiesta sarà formalizzata al ministro dell'economia, Giulio Tremonti. Molto più bassa, strettamente legata al turn over, la richiesta per gli Ata, nonostante sia questo il profilo per il quale è più alta l'incidenza della vacanza di posti. Resta per i docenti il nodo degli esuberi, un numero che è stimato in crescita: circa 10 mila tra scuola primaria, 1900, secondaria di primo grado, 1200, e di secondo grado, quasi 6.900.

Esuberi che il ministero non riesce a riassorbire con i pensionamenti, visto che hanno un andamento territoriale e per classi di concorso che non è omogeneo rispetto all'andamento pensionistico. Per il prossimo anno, tra l'altro, per le operazioni di mobilità si continuerà a far riferimento alle attuali classi di concorso, anche se alle superiori scatteranno i nuovi ordinamenti, e le conseguenti riduzioni orarie, per le classi prime e seconde. Le tabelle di confluenza avranno un valore meramente semplificativo. Tanto si accinge a dire una prossima circolare del ministero che istituisce la figura dei docenti atipici: coloro che trovano confluenza in più classi di concorso nelle nuove tabelle.
segue........

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Stampa : Cessazioni dal servizio: sono 35mila
Inviato da admin_CUSMA il 20/2/2011 18:38:36 (698 letture)

da Tecnica della Scuola - 20.02.2011

Cessazioni dal servizio: sono 35mila
di R.P.

Forse potrebbero annullare in larga misura gli effetti dei tagli previsti per il 2011/2012, almeno per quanto rguarda il personale docente. Resta critica invece la situazione del personale Ata: ci saranno 7mila cessazioni dal servizio ma quasi 15mila posti in meno.
Sono poco meno di 35mila le domande di cessazione dal servizio presentate quest’anno dal personale della scuola: 27.400 sono le richieste dei docenti e 7.300 quelle del personale ATA. Il dato, divulgato in queste ore dalla Associazione Professione Insegnante, è quello fornito dal Ministero nel corso degli incontri con i sindacati in materia di organici.
I numeri potrebbero in qualche misura tranquillizzare i docenti precari perché in sostanza pareggiano le riduzioni di organico previste dalla terza tranche di tagli del Piano programmatico.
La distribuzione delle cessazioni dal servizio fra le diverse regioni è grosso modo commisurata alle dotazioni organiche: il maggior numero di cessazioni si registra in Campania (3.800 docenti e 1.000 Ata); seguono a ruota la Lombardia e la Sicilia rispettivamente con 4.000 e 3.800 cessazioni.
Con più di 3.000 unità di uscite dal lavoro ci sono anche il Lazio (3.400) e la Puglia (3.200).
In Calabria se ne andranno in 2.100, esattamente come in Toscana; in Piemonte e in Veneto si parla di 2.000 uscite; 1.700 cessazioni si registrano in Emilia-Romagna.
Nelle altre regioni i numeri sono decisamente inferiori. Il valore più basso si registra ovviamente in Molise che è anche la regione con l’organico più ridotto: le uscite riguarderanno poco più di 210 insegnanti e 60 Ata.
Va precisato che questi sono i dati relativi alle domande presentate che potrebbero non corrispondere esattamente con le cessazioni effettive (in alcuni casi, le domande potrebbero essere ritirate in mancanza dei requisiti necessari per accedere al trattamento pensionistico). Ma, grosso modo, il dato complessivo non varierà in modo significativo.
Nelle prossime settimane i numeri riferiti alle singole regioni dovranno essere messi a confronto con l’entità dei “tagli” e a quel punto si potrà capire se le riduzioni di organico programmate per il 2011/2012 potranno essere riassorbite almeno in parte o se creeranno esuberi fra il personale di ruolo.

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Stampa : da La tecnica della scuola - Consiglio di Stato: rinnovare subito le RSU
Inviato da admin_CUSMA il 17/2/2011 15:56:02 (565 letture)

da Tecnica della Scuola - 17.02.2011

Consiglio di Stato: rinnovare subito le RSU
di R.P.

Su richiesta del Dipartimento della Funzione Pubblica il Consiglio di Stato ha espresso un proprio parere sulla questione del rinnovo delle RSU. Le elezioni si devono fare anche se non sono ancora stati definiti i nuovi comparti di contrattazione.
Le RSU vanno rinnovate al più presto: è questo, in sintesi, il senso del parere espresso nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato su richiesta del Dipartimento funzione pubblica.
In sostanza il Consiglio di Stato ritiene che non ci siano più motivi per rinviare ulteriormente le elezioni delle RSU.
Il problema nasce dalla disposizione del “decreto Brunetta” secondo cui le RSU dovevano essere prorogate fino al 30 novembre 2010, in attesa che venissero definiti i nuovi comparti di contrattazione (4 anziché i 9 attuali).
Entro la data del 30 novembre i nuovi comparti non sono stati definiti e da qui nasce appunto il problema: si possono (o addirittura si devono) rinnovare le RSU comunque o è necessario che venga firmato l’accordo quadro sui nuovi comparti ?
Al quesito il Consiglio di Stato ha risposto negativamente
Secondo il Consiglio il mancato rinnovo delle RSU “non può andare a detrimento del diritto dei lavoratori alla rappresentanza sindacale” e quindi le elezioni devono svolgersi anche con riferimento ai comparti di contrattazione attualmente in vigore.
Facendo poi riferimento anche ad una vecchia sentenza della Corte Costituzionale il Consiglio sottolinea che le elezioni sono necessarie anche perché esiste “un naturale - e costituzionalmente protetto - dinamismo della rappresentanza sindacale che richiede verifiche periodiche e non ammette cristallizzazioni”.
Da tutto ciò, secondo il Consiglio, consegue che “la legge ordinaria non può comprimere il diritto alla rappresentanza sindacale se non in modo temporaneo e con cadenze certe”.
Secondo il Consiglio il mancato rinnovo delle RSU “non può andare a detrimento del diritto dei lavoratori alla rappresentanza sindacale” e quindi le elezioni devono svolgersi anche con riferimento ai comparti di contrattazione attualmente in vigore.
Ma, soprattutto, il Consiglio sostiene: “il diritto delle elezioni, una volta scaduti i termini di sospensione delle stesse eccezionalmente previsti in correlazione ad un mutamento di sistema delle relazioni sindacali, si riespande in modo automatico ove non si sia nei fatti verificato alle cadenze temporali previste, il passaggio al nuovo sistema”.
A questo punto gli eletti potranno rimanere in carica per tre anni come da disciplina contrattuale.
“Tuttavia - conclude il Consiglio - se prima del decorso del predetto triennio si arriverà alla definizione dei nuovi comparti previsti dalla riforma sarà necessario indire con immediatezza le nuove elezioni, e le rappresentanze sindacali in carica secondo le vecchie regole rimarranno in carica fino all’insediamento dei nuovi eletti nei comparti revisionati”.
Insomma, adesso è tutto chiaro.
Resta da vedere se e come il Dipartimento della Funzione Pubblica vorrà recepire il parere e consentire il rinnovo delle RSU, come peraltro chiede da tempo la Cgil.

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Stampa : La cisl contro il congelamento delle GaE.
Inviato da admin_CUSMA il 15/2/2011 12:53:28 (671 letture)

da tuttoscuola.com - 15.02.2011

La Cisl intima l'alt al rinvio delle graduatorie dei precari

I sindacati continuano a contestare la scelta dello slittamento del rinnovo delle graduatorie ad esaurimento, dove sono collocati circa 240mila insegnanti, fatta propria dalla maggioranza attraverso il decreto Milleproroghe dopo che venerdì scorso la Consulta ha qualificato incostituzionale la collocazione in ‘coda' dei supplenti che chiedono il trasferimento: secondo Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola, "un rinvio dell'aggiornamento, che ci risulta sia stato chiesto anche con emendamenti dell'opposizione, non appare privo di motivazioni plausibili".

Scrima ritiene che "la pronuncia della Consulta deve ovviamente trovare applicazione: il come non è facile da immaginare, a causa di un dispositivo che azzera totalmente, e non solo in parte, la norma di legge contestata, determinando un quadro giuridico molto complesso".

Il sindacalista della Cisl ricorda, inoltre, che "è Fioroni l'inventore delle code nelle graduatorie dei precari" e che "prima ancora, e ancor di più, era un convinto `codista' Berlinguer", e che determinate regole "non nascono da pulsioni antimeridionaliste, come si favoleggia, ma da un tentativo serio, condivisibile e infatti largamente condiviso (salvo le amnesie interessate di qualcuno) di muoversi da una Provincia all'altra e non vedersi continuamente `scavalcato' nelle proprie posizioni e nelle proprie attese".

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Stampa : da "La Tecnica della Scuola" - 10.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 10/2/2011 13:53:01 (760 letture)

da Tecnica della Scuola - 10.02.2011

Musica nella scuola primaria: il decreto ministeriale
di L.L.

Il 31 gennaio il Miur ha emanato il D.M. n. 8 recante “Iniziative volte alla diffusione della cultura e della pratica musicale nella scuola, alla qualificazione dell’insegnamento musicale e alla formazione del personale”.
Destinatarie del decreto sono in particolare le istituzioni scolastiche primarie, che dovranno affidare l’insegnamento curricolare della musica prioritariamente ai docenti compresi nell’organico ad esse assegnato, che siano in possesso dell’abilitazione all’insegnamento e dei seguenti titoli:

- Diploma quadriennale in didattica della musica;
- Diploma biennale di cui al DM 137 del 2007;
- Diploma accademico di II livello;
- Diploma conseguito secondo l’ordinamento previgente il Dpr 212 del 2005;
- Diploma accademico di I livello;
- Diploma accademico specifico in didattica della musica o in musica per l’educazione conseguito all’estero presso istituzione di alta formazione musicale il cui titolo finale sia equiparato secondo la normativa vigente.

Possono anche essere utilizzati, nell’ambito di eventuali accordi di rete tra le scuole, docenti delle classi di concorso A031, A032 e A077 nell’ambito dell’organico assegnato, a condizione che l’utilizzo di tale personale non produca esuberi nell’organico destinato alla scuola primaria.
Saranno gli Usr a procedere all’individuazione delle scuole nelle quali avviare le attività.
I corsi di musica coinvolgeranno gli alunni a partire dal 3° anno delle elementari e si concluderanno al 5° anno, con il rilascio di un certificato attestante le competenze musicali acquisite.

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Stampa : da "La Stampa" del 10.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 9/2/2011 17:01:11 (550 letture)

da "La Stampa" - 10.02.2011

Merito dove sei?
Stenta a decollare il progetto di valutazione dei prof


Quanto è lunga la strada che porta al merito? Davvero molto, a giudicare da quanto sta accadendo intorno alla riforma voluta dal ministro Brunetta per intordurre criteri di valutazione all’interno della pubblica amministrazione. La scuola si è ribellata fin dal primo istante boicottando in gran parte la sperimentazione per nulla interessata alle parole del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che l’aveva definita una «riforma epocale».

Ieri sera in una riunione al ministero con i sindacati è giunta la conferma: per quel che riguarda gli standard di valutazione degli insegnanti meglio andarci piano. Il provvedimento che il ministero sta preparando infatti, è pronto ma - a differenza della versione precedente e degli annunci - rinvia ad un futuro accordo con la Civit, la Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. per definire le fasi, i tempi e i criteri della misurazione.

«Praticamente è il fallimento di Brunetta - spiega Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - perchè il decreto rinvia ad un ulteriore provvedimento proprio per la particolarità del comparto scuola e delle specificità dell’insegnamento che non può essere equiparato ad un normale lavoro della pubblica amministrazione. Come noi avevamo detto da tempo».

I prossimi passi per l’applicazione della valutazione dei docenti vedono la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, mentre di pari passo continueranno le due sperimentazioni di diversi tipologie di valutazione. Ma, segnala il sindacato, sono pochissime le scuole che hanno aderito: «Dai dati che ci sono stati consegnati oggi, emerge che si tratta di 35/40 scuole per la valutazione individuale e di una quarantina per il percorso relativo alla scuola. Un numero esiguo, tanto che si sta tentando di estendere le due sperimentazioni ad altre città e non è escluso che si trovi anche una terza modalità, anche se al momento non è stato detto quale».

Insomma un deciso cambiamento rispetto agli inizi. Ed è cambiato anche il riconoscimento dei premi. La bozza precisa che «saranno assegnati ad una fascia di insegnanti che non potrà comunque superare il 75% e al suo interno articolata secondo criteri meritocratici che saranno stabiliti dal sistema di misurazione e valutazione. Ma, come sottolineava due sere fa la Uil, è un riconoscimento che si potrà imporre ai dipendenti del comparto dell'istruzione non prima del 2013, alla scadenza del contratto in vigore. Quindi, secondo la Uil Scuola «si tratta, al momento, di un decreto del tutto inutile perché non attuabile: per la scuola la questione del merito si porrà nel prossimo contratto 2013 - 2015.

Anche per quel che riguarda il resto della pubblica amministrazione le difficoltà non sono poche. Cinque giorni fa è stato raggiunto l’accordo sui premi di produttività ma senza la firma della Cgil. E Pietro Ichino, senatore del Pd, ha scritto una dura lettera al ministro Renato Brunetta sostenendo che l’accordo «sostanzialmente azzera la riforma Brunetta delle amministrazioni. Se nell’estate scorsa Tremonti aveva abolito la ‘carota’ prevista in quella riforma, cioè i premi per i dipendenti pubblici più meritevoli, ora questa Intesa abolisce il ‘bastone’: in sostanza garantisce che a nessuno, per quanto inefficiente, verrà tolto un solo euro del ‘salario accessorio’ percepito nel 2010.

Parole che Brunetta ha contestato: «Pur ignorando la realtà dei fatti, il professor Ichino non rinuncia a offrirne interpretazioni fantascientifiche che avrebbero suscitato l’invidia di Isaac Asimov. Il senatore del Pd non ha infatti ancora compreso che l’accordo firmato venerdì scorso non abroga la legge (e d’altronde non potrebbeneppure farlo), limitandosi a toccare solo un punto che riguarda l’art. 19 della riforma Brunetta: quello relativo ai premi individuali».

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Stampa : da La Repubblica dell'8.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 8/2/2011 19:33:27 (748 letture)

da La Repubblica
MARTEDÌ, 08 FEBBRAIO 2011

Che cosa resta della scuola dopo la cura dimagrante

F. BUCCINO

Come si sa, le iscrizioni a scuola si fanno entro il 12 febbraio. Per tutte le scuole: infanzia, primo e secondo ciclo. Secondo il ministero non ci sono i rinvii e le incertezze degli anni scorsi: si sono superate le criticità riguardanti l'applicazione della riforma. Dal suo punto di vista il ministero ha ragione: ha avviato un processo di "semplificazione" per cui a breve le iscrizioni si faranno d'ufficio, perché i genitori non avranno più niente da scegliere. Cominciando dalla scuola dell´infanzia. Con qualche ipocrisia l'Amministrazione scolastica sottolinea proprio qui la "coordinata partecipazione delle scuole statali e delle scuole paritarie al sistema scolastico nel suo complesso". Ciò vuol dire che poco le interessa che molte private facciano mera assistenza e non attività formative programmate in questa fascia d´età, ritenuta strategica per l'apprendimento da tutti. Non intende investire in questo settore: mette troppe poche risorse per aprire nuove sezioni e un organico ridotto di insegnanti, sufficiente solo per un orario frontale senza spazio per proficue compresenze. E così tanta parte della nostra infanzia continuerà a frequentare scuole private dai nomi accattivanti - girandole, scoiattoli e qui quo qua - con inglese, ginnastica e danza a pagamento.
La scuola primaria offre ben quattro modelli orario: 24, 27, 30 e 40 ore settimanali. I primi due sono sicuri, il terzo e il quarto si realizzano solo se c´è l'organico e se l'ente locale fornisce "adeguati servizi". Il tempo pieno, dove sopravvive, sarà la somma di due tempi normali, un insegnante la mattina e uno il pomeriggio. A ogni buon fine l´Amministrazione determina l´organico dell´istituto come se tutte le classi funzionassero a 27 ore. E così c´è spazio per ulteriori tagli di personale per il prossimo anno. Di contro, c´è sempre meno spazio per moduli, compresenze e specialisti. L´amministrazione abilita d´ufficio i suoi insegnanti, nel giro di poche settimane, a insegnare di tutto. E non abbandona l´idea di avere anche tra gli insegnanti "normali" quelli che seguono gli alunni handicappati, e di fare così a meno degli insegnanti di sostegno. Tra l´altro, quasi tutti precari.
La scuola media rimarrà quasi così com´è, perché quello che doveva fare, il ministero l'ha fatto tutto in una volta. Rimane solo sulla carta l'orario settimanale di 36 o 40 ore, il vecchio tempo prolungato; per tutti ci sono le trenta ore. Non c'è traccia nella presentazione del ministero di "cittadinanza e costituzione" e dell´inglese potenziato, che dovevano essere le novità del settore. È presumibile che l'impegno principale nella media sarà quello di preparare i ragazzi a superare il test dell'Invalsi. E la chiamano ancora scuola dell´obbligo.
Le superiori saranno scelte dagli studenti secondo le classi sociali di appartenenza e soprattutto secondo il livello di preparazione raggiunto. I migliori al liceo, e a scendere fino al professionale e ai corsi di formazione professionale, ai quali si vuol dare dignità di scuola. Diversamente abili e immigrati, qualunque scuola sceglieranno, saranno sempre marginali. Niente di nuovo sotto il sole. Ma, soprattutto quanti scelgono tecnici e professionali, troveranno scuole più magre, meno ore di lezione, meno ore di laboratorio. Molti indirizzi sono unificati, fino a perdere la loro peculiarità. Tanto chi pensa che un ragazzo può lavorare con un diploma di scuola superiore. Poi c´è l´Università.
In una scuola così "semplificata" si procede per selezione naturale, non è necessario avere insegnanti numerosi e neanche bravi. I genitori non si devono preoccupare tanto dell´iscrizione dei figli nella scuola pubblica, quanto dell'integrazione a cui devono provvedere di tasca propria. Si svilupperanno attività integrative a pagamento nelle scuole e fuori delle scuole. Forse qualche Comune misericordioso riscoprirà anche le vecchie Lac, libere attività complementari, per gli alunni più sfigati. E per gli studenti che voglio bypassare la scuola pubblica o paritaria che sia, che vogliono recuperare anni perduti, raggiungere artificialmente i risultati dei migliori con il portafogli di papà, ci saranno sempre i diplomifici di Poggiomarino e dintorni, che come l'araba fenice risorgeranno dalle proprie ceneri.

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Stampa : da Tecnica della scuola del 23.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 23/2/2011 14:26:10 (723 letture)

da Tecnica della Scuola - 23.02.2011

Mobilità 2011, firmato il contratto: le domande entro il 21 marzo
di A.G.

L’accordo è stato raggiunto senza alcuna modifica rispetto alla pre-intesa del 16 dicembre 2010. I docenti interessati, tranne quelli dell’infanzia, dovranno presentare i moduli on line. La Uil non firma: mentre ci sono forti tagli sugli organici, così non si tutela chi perde posto.
Come preannunciato, nella serata del 22 febbraio è stato sottoscritto in via definitiva il Contratto collettivo nazionale integrativo per il 2011-2012 che regola i trasferimenti e la cosiddetta mobilità professionale (passaggi). Premesso che tutte le domande andranno presentate entro il 21 marzo 2011 ed in attesa che il Miur pubblichi la circolare ministeriale di accompagnamento del contratto e la specifica ordinanza, alla firma del ministro Gelmini, i sindacati hanno annunciato che l’accordo è stato raggiunto "senza alcuna modifica rispetto alla pre-intesa del 16 dicembre 2010".
Per il personale della scuola primaria, secondaria sia di primo sia di secondo grado, le domande verranno presentate obbligatoriamente on line. Il personale docente della scuola dell'infanzia, il personale educativo ed il personale Ata continuerà invece a presentare le domande per via cartacea. Oltre il termine di scadenza del 21 marzo potrà presentare domanda, su carta, esclusivamente il personale docente, educativo ed Ata dichiarato soprannumerario nella propria scuola per riduzione di organico.
La registrazione al sistema “Polis”, operazione preliminare alla presentazione della domanda, dovrà essere effettuata solo da chi non è ancora registrato al sistema.Da quest’anno sarà possibile anche gestire i dati anagrafici dei docenti residenti all’estero. Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di compilare liberamente gli allegati, nei formati più comuni, ed importarli nella domanda, senza più l’obbligo di compilare gli allegati predisposti dal Miur.
L’accordo è stato sottoscritto da tutti i sindacati, ma non dalla Uil Scuola, che ha confermato la sua contrarietà per un "contratto che, mentre ci sono forti tagli sugli organici, non tutela chi perde posto". Il riferimento del sindacato guidato da Di Menna è alla mancata volontà del Miur di "mantenere tutti i titolari nelle scuole salvo spostare solo quegli insegnanti per i quali, a settembre, ci siano posti effettivamente disponibili" e al contestuale rifiuto del dicastero di viale Trastevere di "dare la precedenza a chi si sposta non per sua scelta ma perché non ha più il suo posto di lavoro".

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Stampa : TuttoscuolaNEWS n. 476 del 21 febbraio 2011
Inviato da admin_CUSMA il 21/2/2011 15:00:00 (560 letture)

TuttoscuolaNEWS n. 476 del 21 febbraio 2011

SOMMARIO


1. L’Austria abroga le bocciature. E in Italia?

2. Quando in Italia si pensò di abolire le bocciature

3. Se le ripetenze venissero ridotte per legge…

4. Ogni anno 120 mila studenti lasciano qualsiasi percorso educativo

5. Milleproroghe/1. Riorganizzata la funzione ispettiva

6. Milleproroghe/2. Un nuovo sistema nazionale di valutazione, uno e trino

7. Roberto Benigni celebra l’unità d’Italia

8. 17 marzo: che sia festa vera

9. Nuova formazione docenti al via. Sulla carta.

___________________

La normativa della settimana in TuttoscuolaFOCUS:

(con sintesi e testo integrale dei provvedimenti):

- Trasmissione dati iscrizioni 2011/2012

- Formazione commissioni per esami di Stato scuole secondarie di II grado.

segue........

- Cessazione dal servizio dirigenti scolastici

- Assegnazione autonomia scolastica – Avviso dell’USR Veneto

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Stampa : da Tecnica della Scuola - 18.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 18/2/2011 16:00:00 (574 letture)

da Tecnica della Scuola - 18.02.2011

Anche i docenti nella lista delle professioni da sottoporre ai test antidroga?
di A.G.

La possibilità è stata annunciata da Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento Politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio: “per la scuola stiamo valutando”. L'allargamento è invece già previsto per medici, infermieri e ostetriche: sarebbe solo questione di mesi.
Si allarga il settore delle 'attività a rischio', per le quali dal 2007 – attraverso l'intesa Stato-Regioni del 30 ottobre - sono previsti dei drug-test per i lavoratori: il 17 febbraio è stato annunciato che anche per i lavoratori del sistema sanitario nazionale arriverà il test antidroga obbligatorio. Ma non è una novità assoluta: medici, infermieri e ostetriche, quotidianamente a stretto contatto con i pazienti, erano già nella lista sottoscritta quattro anni fa con l'accordo tra ministeri della Difesa, Salute, Interni e Trasporti.
"Studiando un nuovo atto d'intesa per i drug test, da concertare con le Regioni, abbiamo così proposto di unificare i due accordi del 2006 e del 2007, e di inserire il personale sanitario, che ci sembra una categoria a rischio", dice Giovanni Serpelloni, direttore del Dipartimento Politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio. La proposta del Dipartimento verrà concertata con le Regioni e potrebbe diventare norma in un periodo "dai 3 ai 6 mesi". Secondo l'intesa del 2007, il datore di lavoro del settore a rischio dovrà attestare che i propri dipendenti abbiano svolto il drug test. Il lavoratore avrà l'obbligo di sottoporvisi e nel caso di positività ripetuta al controllo conserverà il posto di lavoro, ma con una sospensione e un trattamento riabilitativo.
Una notizia inaspettata è invece quella che includerebbe nelle professioni da tenere sotto controllo anche gli oltre 700.000 insegnanti della scuola italiana. In futuro Serpelloni ha detto di non escludere che i test antidroga possano sbarcare anche a scuola: "Stiamo valutando anche la proposta di allargarli agli insegnanti", ha spiegato il direttore della presidenza del Consiglio.
La possibilità ha destato un po’ di sconcerto tra i docenti. Del resto, il test è da sempre riservato per lavoratori che operano con evidenti rischi per la sicurezza, l'incolumità e la salute proprie e di terzi:si va dai dipendenti dei settori trasporti-ferrovie, aerei, tram/autobus/metropolitane e navi agli addetti alla gestione di gas tossici, fabbricazione fuochi d'artificio e brillamento mine, fino alla produzione confezionamento detenzione trasporto e vendita di esplosivi, ma anche alla direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari. Tutte professioni palesemente ad alto, in certi casi altissimo, rischio per la salute. E che, come tali, non sembrano potersi accostare a quelle scolastiche. A meno che non si valutino altri parametri. Come ad esempio lo stress da lavoro. In tal caso, allora sì, tenendo anche conto delle ultime rilevazioni su questo aspetto, che pongono gli insegnanti ai primissimi posti, la presidenza del Consiglio farebbe molto bene a tenere sott’occhio i docenti in servizio.

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Stampa : da "Il fatto quotidiano" del 13.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 15/2/2011 15:47:47 (617 letture)

Il Fatto Quotidiano - 13 febbraio 2011

La visita fiscale di Brunetta costa alla scuola più delle assenze

Gli ultimi dati del ministero della Funzione pubblica evidenziano l'insuccesso delle norme nate per ridurre l'assenteismo nel settore. Costano milioni di euro e non è chiaro chi deve pagare

La riforma Brunetta potrebbe dare il colpo di grazia alla scuola italiana. Non bastavano i tagli che quest’anno si sono avvicinati a quota 8 miliardi di euro. Ora per il martoriato sistema scolastico, dove spesso sta ai genitori fornire cancelleria e carta igienica, stanno venendo al pettine anche gli effetti della normativa introdotta nel 2008 dal ministro per la Pubblica amministrazione che impone, senza deroghe al buon senso, la richiesta visita fiscale per i dipendenti, fin dal primo giorno di assenza per malattia. Un’imposizione nata per ridurre il tasso di assenteismo che il ministero si premura di monitorare ogni mese. Gli ultimi dati del dicastero Brunetta, tuttavia, evidenziano l’insuccesso dell’operazione almeno per la scuola, dove a dicembre le assenze per malattia del solo personale a tempo indeterminato sono aumentate del 7,5% tra gli insegnanti e del 18,5% tra i tecnici e gli amministrativi.

Quello che i dati non dicono, perché nessuno fino all’anno scorso si era premurato di calcolarlo, è il costo aggiuntivo – oltre alle supplenze e ai relativi telegrammi di convocazione – che la riforma Brunetta ha introdotto su queste assenze. Sì, perché le visite fiscali si pagano: si va dai 18-35 euro di Firenze ai 30-63 di Milano. E se tra il 2008 e il 2010 si è viaggiato nell’incertezza e lungo i contenziosi su chi, tra Asl e scuole, dovesse farsi carico della spesa, a fare chiarezza è arrivata una sentenza della Consulta del giugno 2010, che stabilisce una volta per tutte che non devono essere le Asl a pagare. Sentenza alla quale è seguita una circolare del dicastero Gelmini con cui si invitano le scuole a pagare con i fondi di funzionamento anche le visite fiscali per le quali “non è attualmente previsto un finanziamento aggiuntivo ad hoc”. Nella stessa occasione è stato preannunciato “un apposito monitoraggio a fini conoscitivi”. Proprio perché, appunto, a tutt’oggi nessuno sa esattamente quale sia la cifra complessiva in gioco.

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Stampa : da TuttoscuolaNews n.475 del 14.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 14/2/2011 15:08:38 (706 letture)

TUTTOSCUOLANEWS - 14.02.2011

SOMMARIO


1. Precari: l’emergenza colpisce ancora…

2. Gli inventori dell’accodamento secondo la Cisl-scuola

3. Code e pettine. Il peccato d’origine

4. Proroga delle graduatorie nel mille proroghe. Come si muoverà la Gelmini?

5. Restyling graduatorie: per le scuole piove sul bagnato…

6. 17 marzo/1. Scuole aperte: Giuliano Amato

7. 17 marzo/2. Scuole chiuse: Francesco Scrima

8. Lettura: le femmine capiscono di più?

9. Touraine: il mondo è delle donne, non solo a scuola…



La normativa della settimana in TuttoscuolaFOCUS:

(con sintesi e testo integrale dei provvedimenti):

- Assegnazioni di dirigenti scolastici e di docenti per lo svolgimento dei compiti connessi con l’attuazione dell’autonomia scolastica

- Collocamenti fuori ruolo e comandi dei dirigenti scolastici e del personale docente presso enti e associazioni

- Integrazione alunni con disabilità. Riparto fondi

- Iscrizione licei musicali e coreutici

- Contrattazione di istituto

- Prove scritte concorso a dirigenti tecnici



SEGUE........

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Stampa : da Tuttoscuola - 10.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 10/2/2011 13:50:00 (574 letture)

da Tuttoscuola.com - 10.02.2011

Inserimenti a pettine. Emendamento al milleproroghe
Il Miur intende contenere l'effetto della sentenza della Corte Costituzionale


Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimi gli inserimenti in coda dei docenti precari trasferiti in graduatorie di altre province, il ministero dell’istruzione corre ora ai ripari.

Il capo dipartimento del Miur Giovanni Biondi, infatti, ha dichiarato a Radio 24 che “sarà inevitabile rifare le graduatorie e stiamo preparando un emendamento da inserire nel milleproporoghe che, rifatte le graduatorie, congeli il meccanismo”.

Biondi, pur rispettando la sentenza, ritiene che la Consulta sia incorsa in una valutazione non adeguatamente approfondita della questione sottoposta al suo esame da parte del Tar Lazio a cui si era rivolto l’Anief.

“Rispettiamo la sentenza – ha detto il funzionario del Miur - ma quello che non è stato valutato approfonditamente nella sentenza è che queste sono graduatorie ad esaurimento, quindi il principio del merito, che viene invocato nella sentenza, vale per graduatorie dinamiche in cui un insegnante può poter aggiornare i suoi titoli continuamente. Pensiamo che le graduatorie chiuse invece, che contiamo di esaurire con la progressiva entrata in ruolo degli insegnanti, non dovesse essere sottoposto a questo principio".

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Stampa : da "Il Resto del Carlino" del 9.02.2011
Inviato da admin_CUSMA il 9/2/2011 0:10:00 (922 letture)

da "Il Resto del Carlino" - 9.02.2011

Cesena - Scuola, novità alle superiori

Da settembre nasce il liceo artistico, corsi inediti al Comandini e al Macrelli

Nuove qualifiche scolastiche, nasce il liceo artistico, sorgerà nei locali dell'ITC "R. Serra" e sarà una sede distaccata di quello forlivese.

Sono due i nuovi percorsi proposti dagli Istituti Professionali: operatore del punto vendita al Macrelli e operatore dell'autoriparazione al Comandini.

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