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Stampa : dalla Gazzetta di Modena - Insegnanti-Gelmini ai ferri corti
Inviato da admin_CUSMA il 26/1/2010 14:38:52 (692 letture)

Gazzetta di Modena, 25 gennaio 2010

Insegnanti-Gelmini ai ferri corti

Vincenzo Brancatisano

Paralizzare le attività didattiche in tutte le scuole di ogni ordine e grado convocando assemblee dei docenti durante le prime e le ultime due ore di lezione. Con questo obiettivo scatta la giornata di protesta nazionale indetta dalla Gilda degli Insegnanti per il 29 gennaio. La protesta è indirizzata alla Riforma Gelmini della scuola superiore che con ogni probabilità entrerà in vigore il 1 settembre prossimo nel caos più totale. Nessuno è preparato per la riforma, men che meno i dirigenti scolastici che non sanno dare spiegazioni univoche su quello che succederà. Lo stesso ministero dell’Istruzione è stato costretto a rinviare le iscrizioni degli studenti del primo anno alla fine di marzo per consentire alle famiglie di prendere coscienza delle novità. Materie accorpate, discipline che scompaiono, indirizzi rivoluzionati, orario settimanale ridotto, case editrici in panico perché non si conoscono i nuovi programmi che dovranno ispirare i nuovi libri di testo. L’idea è che si siano costruiti i nuovi locomotori senza che i macchinisti venissero prima formati o almeno informati. Intanto stanno per diventare operativi i nuovi “assi culturali” e le “certificazioni delle competenze”, opera del ministro Fioroni del Governo Prodi ma che viene addebitata alla Riforma Gelmini. Cambierà il modo di impostare la didattica, spiegano i pochi entusiasti dell’ennesima novità. E’ una nuova tegola sulla scuola che paralizzerà il nostro lavoro, lamentano i più scettici. La confusione su tutto questo è totale. Ci si lamenta dei tagli, del sovraffollamento delle classi, delle aule lasciate incustodite per mancanza di docenti. Ci si dimentica che questi tagli sono stati decisi dal governo Prodi con la Finanziaria del 2008, basta leggere il comma 605 dell’art. 1 che introdusse la riduzione dell’orario di lezione negli istituti professionali, l’aumento del numero degli alunni nelle classi attraverso l’aumento del rapporto medio nazionale di 0,4 punti, la diminuzione di classi, di professori e di personale non docente, l’eliminazione delle supplenze. Il tutto, si legge in quella Finanziaria, “per migliorare l’efficienza e l’efficacia del servizio scolastico”. Ma la memoria è sempre corta e gli strali vanno sulla ministra Gelmini, rea di avere consentito a Tremonti di assestare l’ultimo colpo alla scuola con un taglio di 8 miliardi di euro. E mentre la Cisl scuola parla di una pseudo riforma e denuncia in un’assemblea modenese la “presa per i fondelli dei docenti” che non sono stati coinvolti dalle novità, scioperi all’orizzonte non se ne vedono. Tanto che molti docenti sono imbarazzati dal tepore delle proteste sindacali. Dopo avere minacciato di stracciare la tessera, il popolo dei precari preoccupato della mattanza che li attende assieme a molti docenti di ruolo che diverranno esuberi, ora ricorre al
sarcasmo: «Magari - scrive un docente del Comitato precari - ci potevano pensare prima che fosse approvata. Ma lo fanno apposta ad avere questo straordinario tempismo?».

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Stampa : da la Tecnica della Scuola - Scatti di anzianità ai precari, il Tribunale di Livorno dice sì
Inviato da admin_CUSMA il 24/1/2010 18:10:00 (1061 letture)

Scatti di anzianità ai precari, il Tribunale di Livorno dice sì

di Alessandro Giuliani

Il Ccnl non può prescindere dalla Costituzione.
Spezzata la disparità di trattamento rispetto a chi è di ruolo. Ma i “gradoni” in busta paga si applicheranno solo ai vincitori del ricorso.
Il Tribunale del lavoro di Livorno torna a far sperare i precari sul diritto ad accedere ai cosiddetti scatti di anzianità da riconoscere in busta attraverso i cosiddetti “gradoni”, al pari dei colleghi assunti a tempo indeterminato: con sentenza n° 1222 del 26 novembre 2009, deposita in cancelleria il 13 gennaio 2010, il giudice del Tribunale toscano ha accolto il ricorso, promosso dall’Unicobas, di alcuni precari sostenendo che il contratto di lavoro non può svincolarsi da fonti normative generali, in primis, come in questo caso, la Costituzione.
“Appare anomala la situazione – si legge nella sentenza - che si verifica atteso che i precari si devono reiterare una serie di contratti a tempo determinato al posto di un contratto a tempo indeterminato. La mancata previsione degli scatti di anzianità non impedisce di riconoscerli in base ai principi generali dell’ordinamento di uguaglianza e adeguata retribuzione, sanciti dalla nostro Costituzione, art. 3 e 36. Per questi motivi il ricorso va accolto e gli scatti riconosciuti”.
Sul giudizio ha sicuramente pesato il riferimento, ben esplicitato dall’avvocato che ha presentato il ricorso, alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2007 e ad alcune direttive Cee in palese contraddizione con il trattamento dei precari italiani (la cui anzianità viene totalmente ignorata fino al raggiungimento del ruolo e comunque calcolata per intero solo per i primi quattro anni).
Tanto che il giudice ha scritto nella sentenza che verso i ricorrenti viene adotta una “indubbia situazione di differenza di trattamento (…) non giustificato da disuguaglianza nella prestazione fornita dai lavoratori, dalle modalità e dalla durate delle stesse, che sono identiche pur se regolate da contratti diversi”.
Contro l’operato del ministero dell’Istruzione, condannato anche al pagamento di 3.500 euro di spese processuali, si è scagliato Stefano d’Errico, segretario dell’Unicobas: il quale sottolineando che “il non riconoscere gli scatti di anzianità ai precari crea una disparità di trattamento ed una sottoretribuzione rispetto ai colleghi assunti a tempo indeterminato” coglie l’occasione per invitare precari e neo-immessi in ruolo a segure la stessa strada: “poiché il diritto agli scatti viene riconosciuto solo ai ricorrenti, a causa della normativa di stampo privatistico introdotta dal governo Amato nel 1993” invitiamo “tutti i lavoratori, anche attualmente di ruolo, che negli ultimi 5 anni hanno avuto dei contratti a tempo determinato, a rivolgersi presso le proprie sedi per verificare la loro posizione e la possibilità di fare ricorso”.
Di recente (dopo la GILDA degli Insegnanti e l'Unicobas) anche la Flc-Cgil ha chiesto ai lavoratori precari della scuola di ricorrere contro l’attuale normativa che impone loro lo stipendio al trattamento minimo: un primo ricorso è stato già presentato. I lavoratori della conoscenza se la prendono anche con il Mef, “che ha stabilito l’adeguamento retributivo agli insegnanti incaricati di religione a quanto previsto dal Ccnl ma nel contempo si ignorano le numerose vertenze aperte in tema di riconoscimento del servizio prestato per gli insegnanti e degli Ata precari”. Creando i presupposti, continua il sindacato, per l’iniqua creazione di “lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”.

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Stampa : da Tuttoscuola - Riforma del II Ciclo, i commenti politici e sindacali
Inviato da admin_CUSMA il 21/1/2010 11:40:00 (661 letture)

Riforma del II Ciclo, i commenti politici e sindacali
"Molto critica la Gilda degli Insegnanti"

Sull'approvazione avvenuta oggi da parte della commissione Cultura della Camera dei pareri sui tre regolamenti di riforma del secondo ciclo dell'istruzione si registrano i primi commenti, da parte della maggioranza, dell'opposizione e del sindacato.

Per Fabio Garagnani, deputato del Pdl e componente della commissione Cultura della Camera, "si è posto un altro tassello alla definitiva riforma del sistema scolastico italiano, che senza perdere i caratteri distintivi che hanno determinato la sua originalità negli ultimi 150 anni della storia d'Italia, attua significative innovazioni e inserisce la scuola italiana nel contesto europeo". "L'insegnamento delle lingue straniere, la riduzione del numero degli istituti tecnici, finalizzati a un maggior raccordo con l'impresa, la definizione di un ruolo per l'istruzione professionale, strettamente ancorato al territorio e infine il riordino dei licei sulla base di peculiarità e obiettivi comuni costituiscono - afferma - elementi significativi di una riforma profondamente sentita dall'opinione pubblica e dalla popolazione studentesca".

Sul fronte opposto Pierfelice Zazzera, capogruppo Idv in commissione Cultura alla Camera, che spiega così il voto negativo da parte della propria formazione politica: "Abbiamo votato no perché si tratta di un provvedimento che rivede l'intero assetto della scuola senza una discussione parlamentare. Il riordino degli istituti di istruzione secondaria superiore è stato fatto esclusivamente sulla base del piano programmatico previsto da un decreto, in base al quale si tagliano risorse economiche e personali, si riducono orari e indirizzi e si ottiene come risultato una scuola che non garantisce né il merito né la qualità".
segue......

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Stampa : da Tuttoscuola - Secondaria, entro 10 giorni la riforma in Consiglio ministri
Inviato da admin_CUSMA il 21/1/2010 11:18:47 (577 letture)

Secondaria, entro 10 giorni la riforma in Consiglio ministri

La presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea, ha definito il voto contrario di tutta l'opposizione, compresa l'Udc, alle sue proposte di parere sui regolamenti di attuazione della riforma dell'istruzione secondaria superiore "un'occasione mancata per la scuola e una sconfitta della politica".

Ha poi espresso la sua gratitudine alla maggioranza e al ministro Gelmini "che ha saputo portare a compimento un percorso di riforma partito con Berlinguer, proseguito con la Moratti e modificato poi da Fioroni". Il cenno della Aprea ai tre ministri predecessori della Gelmini è probabilmente da porre in relazione con lo sforzo, effettuato in prima persona dalla stessa presidente della Commissione Cultura della Camera, di individuare qualche elemento di continuità tra le politiche scolastiche realizzate dai governi di centrosinistra e centrodestra su cui appoggiare la ricerca se non di una mediazione almeno di qualche ragione di minore conflittualità tra le forze politiche. Sforzo vanificato anche dal peggioramento del clima generale dei rapporti politici, dovuto all'aspro confronto sulle questioni della giustizia, e all'imminenza delle elezioni regionali.

La prossima settimana i regolamenti andranno al vaglio della commissione Cultura del Senato e tra una decina di giorni dovrebbero approdare al Consiglio dei ministri per l'ok definitivo. Al Ministero dovranno fare gli straordinari per poter apportare ai regolamenti le non poche modifiche che - anche se non con l'ampia maggioranza ausipicata dalla Aprea - sono state comunque indicate nei tre pareri.

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Stampa : da La Stampa - "Ragazzi, andate via presto da casa e avrete successo"
Inviato da admin_CUSMA il 18/1/2010 16:00:28 (538 letture)

"Ragazzi, andate via presto da casa e avrete successo"
Il ministro Gelmini, i bamboccioni e Brunetta

di R. Masci

ROMA
La Cassazione nei giorni scorsi ha imposto al padre perplesso di una figlia 32enne, di continuare a mantenerla in quanto «studentessa fuori corso» da oltre otto anni. La cosa ha fatto rumore e ha perfino suscitato una polemica nel governo, tra il ministro Brunetta che ha parlato di una legge per la sollecita emancipazione dei figli dopo i 18 anni e il suo collega Calderoli che ha ritenuto l’istanza un eccesso di zelo e un’invasione nelle scelte autonome delle famiglie.

Lei, ministro Gelmini, titolare dell’Istruzione, cosa pensa di questo fenomeno e delle opinioni dei suoi colleghi?
«Il mio impegno è quello di rendere l’università italiana più moderna e capace di laureare gli studenti nei tempi giusti, affinché possano accedere al mercato del lavoro e competere con gli altri colleghi europei. In questo quadro credo che una emancipazione tempestiva dalla famiglia sia un bene».

La Banca d’Italia ha rilevato, in suo studio, che le classi con troppi immigrati fanno scadere la qualità dell’insegnamento e spingono, di fatto, le famiglie più abbienti ad iscrivere i figli alle private. Ha qualcosa da replicare?
«Quanto dice la Banca d’Italia lo sapevamo già: la presenza di bambini non italiani può rallentare la didattica. Per questo abbiamo posto un tetto del 30% di immigrati per classe. Non c’entra il razzismo, ovviamente, ma non c’entra nemmeno la politica. E’ una scelta meramente didattica che rende l’insegnamento migliore per tutti, italiani e non».

Il presidente di Italia Futura, Luca di Montezemolo, prima di presentare la ricerca della sua Fondazione sulla scuola elementare, l’ha illustrata a lei. Quella ricerca picchia duro sulla scuola italiana.
«Ho trovato molto interessante il lavoro di Italia Futura. Quello che ho detto all’avvocato Montezemolo è che sui temi sollevati dalla ricerca la nostra scuola non è all’anno zero. Stiamo lavorando. Ribadisco: non stiamo pensando e basta. Stiamo agendo. Ma la scuola è una struttura complessa in cui si procede concordando le scelte con molti soggetti tecnici ma anche politici, quindi, a volte, i risultati arrivano lentamente. Ma arrivano».

La sostituzione dei programmi scolastici con le più generiche indicazioni nazionali, sempre secondo Italia Futura, avrebbe determinato la rinuncia ad uno standard di conoscenze uniforme sul tutto il territorio. Che ne pensa?
«I programmi davano una scaletta di contenuti dalla quale non si poteva derogare. Le indicazioni fissano invece degli obiettivi dando facoltà agli insegnanti di ottenerli come meglio credono. Ma gli obiettivi non sono meno stringenti dei programmi: per ogni classe vengono fissate delle competenze che i ragazzi devono raggiungere. E’ così in tutta Europa. Poi è vero che molti arrivano in terza media con forti lacune, ma il sistema di valutazione che stiamo allestendo consentirà di vedere, nel dettaglio, chi fa bene e chi invece deve correggere il tiro».

Altra critica: da dieci anni nella scuola elementare non c’è più un concorso. Ad entrare sono solo i precari in coda nelle graduatorie. Quanto sono preparati e selezionati?
«E’ vero. Il reclutamento è un problema, ma lo è anche il precariato che non può non essere considerato. Entro l’anno prossimo le graduatorie saranno esaurite e il nuovo reclutamento avverrà attraverso i percorsi universitari a numero chiuso. Su questo tema, comunque, sta per uscire un regolamento ministeriale».

L’autonomia è diventata anarchia, lamenta ancora Italia Futura. Che bilancio fa di questa esperienza ormai decennale?
«L’autonomia ha permesso di allargare l’offerta formativa dando risposte molto importanti alle esigenze del territorio, specie nell’istruzione tecnica e professionale».

Ma sono stati messi insieme anche più di 900 indirizzi di studi: una follia per chi debba scegliere la scuola per i figli.
«Indubbiamente. E questo è stato il limite dell’autonomia. In certe scuole ci sono fino a 60 progetti e progettini in atto. Senza dire delle sperimentazioni infinite e mai concluse. Basti pensare - per esempio - che è attiva ancora una sperimentazione del piano nazionale per l’informatica che risale all’85, ai tempi di Franca Falcucci. Un progetto di 25 anni, in campo informatico, vuol dire un pezzo di antiquariato».

E allora?
«Per questo ho varato un riordino degli indirizzi didattici che mette fine a questo progettificio a getto continuo. Tuttavia l’autonomia è, in sé, una esperienza positiva. Con molti o alcuni eccessi. Ma appena il sistema di valutazione sarà a regime si capirà cosa funziona e cosa no. La scuola si sta dando un sistema di autoregolamentazione molto rigoroso e mi auguro efficace».
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Stampa : da la Tecnica della Scuola - Profondo rosso per la scuola del I ciclo
Inviato da admin_CUSMA il 17/1/2010 21:03:18 (570 letture)

Profondo rosso per la scuola del I ciclo

di R.P.

Ormai è ufficiale: per il 2010 i fondi ministeriali per il funzionamento amministrativo e didattico sono azzerati. Solo risparmiando sulle spese per le supplenze si potrà avere qualche soldo per la didattica. Per fortuna, come direbbe Flaiano, "la situazione è drammatica ma non è seria"
Profondo rosso per le scuole di base di (quasi) tutta Italia che in questi giorni sono alle prese con la redazione del Programma annuale del 2010.
La stesura del documento si preannuncia difficile, quasi impossibile, soprattutto per le scuole del primo ciclo (in Sicilia la Regione ha deciso di assegnare alle scuole un contributo per le spese di funzionamento).
Con un “giochetto contabile” in perfetto “stile finanza creativa” il Ministero è riuscito nella non facile impresa di azzerare di fatto i finanziamenti destinati alle scuole.
Vediamo come.
Ogni scuola ha ricevuto infatti poco prima di Natale la comunicazione con la quale viene reso noto l’ammontare del “budget” 2010.
In pratica una scuola di medie dimensioni avrà a disposizione 160mila euro , cifra molto alta ma sulla quale il margine di manovra è pari a zero; infatti di questa somma, 100 mila euro sono già destinati al pagamento dei compensi accessori al personale dipendente (e per legge eventuali avanzi non possono essere usati per altri scopi), i 60mila euro restanti - dice il Ministero- potranno essere utilizzati con la massima libertà dalla scuola per ogni necessità.
Il fatto è che fra queste necessità ci sono anche gli stipendi del personale supplente che sostituisce i titolari assenti per malattia; non solo, ma c’è da aggiungere che i 60mila euro sono esattamente uguali a quelli del 2009 che - in molte, moltissime scuole - non sono stati sufficienti per coprire l’intera spesa delle supplenze.
Cosa succederà dunque quando la scuola avrà esaurito i 60mila euro ?
Si potranno richiedere altri soldi al Ministero che però ha già messo le mani avanti e ha fatto sapere che non è detto che i soldi arrivino davvero.
In pratica il meccanismo sarà questo: se la scuola riuscirà a non spendere tutti i 60mila euro in supplenze, potrà usare i risparmi per la didattica e il funzionamento generale degli uffici, in caso contrario per queste ultime voci non ci sarà neppure un euro a disposizione. E se i 60mila euro non bastassero per coprire tutte le spese per le supplenze la scuola non avrebbe neppure la certezza di ottenere altri fondi.
Il problema si complica ulteriormente se si pensa che fare una previsione sulle spese per le supplenze non è cosa facilissima e normalmente solo verso ottobre-novembre si riesce a capire se si potrà avanzare qualcosa ; quindi fino a quella data le scuole non potranno spendere soldi né per la didattica né per il funzionamento: infatti se non riuscisse a risparmiare nulla sulle spese di supplenza, non si saprebbe più come coprire le altre spese.
Insomma, un vero pasticcio per la cui soluzione non basterà neppure ricorrere ai contributi delle famiglie alle quali non si potrà certamente chiedere di versare soldi per pagare le spese postali o i contratti di assistenza per i programmi informatici necessari a gestire le procedure che lo stesso Ministero prevede come obbligatorie.
Il paradosso è del tutto evidente: il Ministero pone a carico delle scuole una serie di obblighi ma non assegna neppure un euro per farvi fronte !
Da tutto ciò emerge un altro dato: se è ormai chiaro che sui fondi che arrivano dallo Stato le scuole non hanno più alcun margine di manovra in quanto si tratta di risorse di fatto già destinate, a che servono gli organi collegiali che dovrebbero programmare le attività e decidere sulle modalità di impiego delle risorse ?
Insomma, come ripeteva spesso Ennio Flaiano, “la situazione è drammatica, ma non è seria”.

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Stampa : da Tuttoscuola - L'uso disinvolto dei permessi per assistenza ai disabili
Inviato da admin_CUSMA il 13/1/2010 19:56:06 (503 letture)

Gli insegnanti e il personale scolastico, come gli altri lavoratori, possono disporre di tre giorni di permesso al mese per assistere familiari con disabilità.

La norma, precisata e integrata dalla legge 53 del 2000, prevede però che siano rispettati i principi di continuità ed esclusività. Cosa vuole dire? Lo hanno precisato più volte l'Aran e l'Inps, ma sembra che molti uffici pubblici e le segreterie delle scuole ne siano all'oscuro.

Per fruire dei permessi occorre non vi siano altri familiari che assistono il disabile (che è spesso un vecchio genitore), ma che il dipendente che assiste si trovi nei pressi dell'assistito.

Quest'ultimo principio di continuità deve essere assicurato, hanno precisato Aran e Inps, soprattutto da chi abita lontano dall'assistito, valutando la lontananza in termini di spazio e di tempo (massimo due ore) per raggiungere la case dell'assistito, svolgere assistenza e rientrare nella sede di lavoro.

Sembra ovvio e logico, ma così non è a quanto ci segnalano alcuni lettori.

C'è chi, ad esempio, abitando a Roma chiede (e ottiene) i permessi (tre giorni al mese non continuativi) per assistere la vecchia madre ad Agrigento. Oppure da Milano chiede (e ottiene) il permesso per assistere il genitore infermo a Caserta....

In tali casi, tocca ai colleghi sostituire il docente in permesso con disagi che ricadono sul servizio e sugli alunni. Eppure la norma (contraria) c'è. Ma tutti i dirigenti lo sanno? E il ministro Brunetta lo sa?

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Stampa : On line il numero di Gennaio 2010 di Professione Docente.
Inviato da admin_CUSMA il 31/12/2009 17:10:00 (595 letture)

New - On line il numero di Gennaio 2010 di Professione Docente.

http://www.gildaprofessionedocente.it/prd201001/

Sommario
Pag 1- Insistere. Di Rino Di Meglio. - Riforma delle superiori: una storia infinita e incredibile. Di Fabrizio Reberschegg. - Pag 2 - Una cartolina al Presidente del Consiglio per chiedergli di rinviare la Riforma delle superiori. - Pag 3 – L'ago nel pagliaio. Faq sul Fondo d'Istituto. A cura di Gina Spadaccino. - Pag 4 – Nuove classi di concorso: il docente poliedrico e dimezzato. Di Fabrizio Reberschegg. - Pag 5 - La vita è Chimica in azione. Intervista al professor Vincenzo Balzani. Di Renza Bertuzzi. - Pag. 6 - È finita la festa? Di Pierluigi Brustia. - Pag. 7 - Cittadinanza e Costituzione: rischio di una “religione politica”? - Pag. 8 - Il buon lavoro, fatto con arte. Di Valerio Vagnoli. - Pag. 9 - Francia, mal comune…. Di Piero Morpurgo. - Pag. 10 - Troppa memoria, poca storia. Di Stefano Borgarelli. - Pag. 11 - Vita in provincia. La fatica di insegnare. Una professione usurante. Di Fabrizio Reberschegg. - Pag. 12 - Vita in provincia. Piacenza: assemblea -convegno “L’istruzione Tecnica e Professionale tra presente e futuro alla luce della riforma Gelmini”.
Di G.L.

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Stampa : da Turroscuola . 425 del 25 gennaio2010
Inviato da admin_CUSMA il 25/1/2010 16:30:45 (521 letture)

SOMMARIO

1. Secondaria/1. Poco tempo per la modifica dei regolamenti

2. Obbligo a 15 anni/3. L’apprendistato è la via giusta per risolvere il problema della dispersione?

3. Obbligo a 15 anni/4. Una soluzione che parla tedesco

4. 27 gennaio 2010, giorno della memoria


le altre notizie in esclusiva su TuttoscuolaFOCUS n. 318/425:


- Secondaria/2. Le principali richieste di modifica

- Secondaria/3. Un’occasione mancata

- Secondaria/4: la dimensione istituzionale

- Secondaria/5: Stato-Regioni una sfida impegnativa

- Obbligo a 15 anni/1. Un passo avanti o indietro?

- Obbligo a 15 anni/2. Che cosa dice l’emendamento sull’apprendistato

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Stampa : da il Sussidiario - SCUOLA/ Servono diritto ed economia nei licei? Chiedete a Ockham
Inviato da admin_CUSMA il 23/1/2010 19:10:30 (551 letture)

Servono diritto ed economia nei licei? Chiedete a Ockham

Franco Labella

sabato 23 gennaio 2010

«Riguardo a Economia e Diritto, dovendo fare delle scelte, no, non ritengo siano materie fondamentali per l'educazione alla cittadinanza e alla legalità».

«Potremmo superare le polemiche sulla mancanza di arte, musica nel biennio, perché nell’asse dei linguaggi ci possono rientrare tutte le discipline anche se a un livello certo di non avanzata formalizzazione. Condivido pertanto la risposta di Bruschi (“regista” della cabina di regia sui Licei) sulla mancanza di Diritto-economia nei bienni liceali».

Che il paradosso espresso nella prima frase sia condiviso anche da un uomo di scuola come D’Avolio non può che suscitare meraviglia. D’Avolio, Dirigente scolastico ora in quiescenza, ha conosciuto fasi anche passate dei tentativi di riforma della scuola e quindi non avrà reazioni di rigetto se leggerà queste altre di frasi:

L’insegnamento del Diritto: 1) concorre ad integrare la prospettiva offerta dalle scienze umane e sociali, studiate nell’indirizzo con la peculiarità delle proprie categorie logiche e sistematiche; 2) promuove nello studente una maggiore consapevolezza della complessità dei rapporti sociali e delle regole che li organizzano; 3) consente di individuare le connotazioni delle diverse formazioni operanti nella società, cogliendone la rilevanza giuridica; 4) attiva la riflessione sull’essenzialità del nesso fra società e ordinamento giuridico; 5) evidenzia le forme di solidarietà attuabili mediante l’intervento dello Stato nei rapporti economici e sociali.
segue..........

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Stampa : da Repubblica - Al lavoro a 15 anni invece che in classe......
Inviato da admin_CUSMA il 21/1/2010 11:26:08 (666 letture)

Emendamento della maggioranza: l'apprendistato vale come un anno di scuola
E' bufera sul governo. Il Pd: "Fanno carta straccia di tutti le scelte mondiali"
Al lavoro a 15 anni invece che in classe
passo indietro sull'obbligo scolastico
Critiche dai sindacati: "Non è così che si aiuta l'occupazione dei giovani"

di S. INTRAVAIA

Al lavoro a 15 anni e scoppia la polemica tra governo e opposizione. "La maggioranza fa carta straccia dell'obbligo scolastico: inaccettabili questi salti all'indietro sul tema della formazione", dichiara l'ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni (Pd). Al centro della querelle un emendamento al disegno di legge Lavoro, collegato alla Finanziaria, approvato questa mattina dalla commissione Lavoro della Camera, che prevede che l'apprendistato possa valere a tutti gli effetti come assolvimento dell'obbligo di istruzione. Se il provvedimento dovesse andare in porto gli studenti meno volenterosi potrebbero uscire dalle aule scolastiche un anno prima dell'attuale obbligo scolastico, fissato a 16 anni.
segue.......

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Stampa : Tuttoscuolanew - N. 424, 18 gennaio 2010
Inviato da admin_CUSMA il 18/1/2010 17:03:32 (533 letture)

Tuttoscuolanew - N. 424, 18 gennaio 2010

Notizie, commenti e indiscrezioni sul mondo della scuola.

La newsletter settimanale di Tuttoscuola, la rivista per insegnanti, genitori e studenti.

SOMMARIO


1. Superiori: riforma in arrivo, con qualche incognita

2. Poche le novità per le iscrizioni nel primo ciclo

3. I Maestri di Montezemolo


le altre notizie in esclusiva su TuttoscuolaFOCUS n. 317/424:

- Consiglio di Stato/1. Il parere sui licei

- Consiglio di Stato/2. I pareri sugli istituti tecnici e professionali

- Riforma delle superiori: partire a settembre o rinviare?

- Regioni: manca il tempo per la programmazione della nuova offerta formativa

- La seconda volta del maestro unico di riferimento

- Il tetto del 30% vale anche per le scuole dell’infanzia. E i nati in Italia?

- Gli immigrati peggiorano la qualità della scuola pubblica?

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Stampa : da Repubblica - Aumenti ai prof di religione. È la "sorpresa" di Tremonti
Inviato da admin_CUSMA il 17/1/2010 23:08:55 (584 letture)

La decisione fa riavvampare la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni a chi insegna il cattolicesimo. Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più
Aumenti ai prof di religione. È la "sorpresa" di Tremonti

di S. Intravaia

SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell'Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.

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Stampa : da Tuttoscuola - Ok del Consiglio di Stato alla riforma delle superiori
Inviato da admin_CUSMA il 14/1/2010 11:20:00 (445 letture)

Ok del Consiglio di Stato alla riforma delle superiori
Trasmesso il parere favorevole al Miur, secondo l'agenzia Dire


Secondo l'agenzia Dire è arrivato finalmente al Miur il parere del Consiglio di Stato sugli schemi di regolamento per la riforma delle superiori. Dopo le prime valutazioni, in parte critiche, rese note dallo stesso Consiglio di Stato nel dicembre scorso e i successivi chiarimenti del ministero, il parere definitivo inviato dai magistrati di Palazzo Spada al ministero, a quanto risulta a Dire, è positivo e conterrebbe soltanto alcune modifiche marginali.

A questo punto la Commissione cultura della Camera che sta preparando a sua volta il proprio parere sui tre regolamenti, potrà nelle prossime ore esaminare il documento del Consiglio di Stato e procedere, eventualmente, ad integrare le proposte con emendamenti ai testi.

Difficilmente, a questo punto, potrà però essere rispettata la scadenza prevista dal presidente della Commissione stessa, on. Valentina Aprea, per l'emanazione del parere, attesa per giovedì 14 gennaio.

Verosimilmente il parere parlamentare, arricchito da eventuali integrazioni suggerite dal parere del Consiglio di Stato, potrà essere varato e inviato al Consiglio dei ministri per l'adozione finale dei regolamenti soltanto la prossima settimana.

Considerati i tempi politici e tecnici dell'operazione, sarà difficile che il varo dei regolamenti avvenga nella seduta del Consiglio dei ministri della prossima settimana.

Da momento dell'approvazione definitiva, i testi dei regolamenti, in attesa che concludano l'iter di approvazione fino alla loro pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, potranno essere trasmessi alle scuole per le informazioni e gli orientamenti delle famiglie interessate alle iscrizioni per il prossimo anno scolastico.

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Stampa : da Tuttoscuola n. 423 dell'11 gennaio 2010
Inviato da admin_CUSMA il 11/1/2010 14:34:08 (625 letture)

SOMMARIO

1. Ma un tetto per stranieri esiste già: lo ha voluto il governo D’Alema

2. La vera integrazione? Con inserimento precoce e tempo pieno

3. Secondaria/1. Stretta finale per i regolamenti


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- Gli stranieri nati in Italia rientrano nel computo del 30%?

- Secondaria/2. Un parere non vincolante, ma che può essere… cruciale

- Secondaria/3. VII Commissione, un laboratorio politico

- Secondaria/4. Il parere sui licei

- Secondaria/5. Il parere sugli istituti tecnici

- Secondaria/6. Il parere sugli istituti professionali

- L’AIMC ha un nuovo presidente: Giuseppe Desideri


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