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Inviato da admin_CUSMA il 28/11/2020 18:10:00 (8 letture)

SCUOLA, SINDACI E REGIONI FRENANO SULLA RIAPERTURA IL 9 DICEMBRE

di C. Zunino - 27 nov 2020

Questa volta la ministra Lucia Azzolina ha ascoltato. I sindaci delle quattordici città metropolitane del Paese le hanno spiegato necessità e problemi — alcuni davvero grandi — per ripartire con gli istituti superiori (e le seconde e le terze medie) già da dicembre. Il premier Conte insiste: «La scuola va riaperta appena possibile, non appena riporteremo sotto controllo i contagi». E così la ministra dell’Istruzione ha aperto video e microfoni alle città, da Milano a Messina, sapendo che dalle Regioni, detentrici dei veri poteri sulla scuola, già sale l’opposizione al rientro a breve. Azzolina ieri non ha indicato date: mercoledì 9 dicembre resta una possibilità per quello che continua a chiamare un «ritorno graduale», ma dall’altra parte — i primi cittadini — sono arrivate indicazioni che rendono l’appuntamento davvero molto ravvicinato.

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Inviato da admin_CUSMA il 27/11/2020 17:54:00 (13 letture)

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A scuola di pomeriggio

di A. Boralevi - 26 nov. 2020

Cosa è la riapertura delle scuole? Una priorità. Come deve essere fatta? Nel rispetto della salute. Cosa serve perché le scuole non ritornino a diffondere il virus? Scaglionamento dei flussi sui mezzi di trasporto e tamponi rapidi.

Il teatrino sulla Scuola (scrivo con la maiuscola, credo in questa maiuscola profondamente) ha lo stesso copione da mesi. E vi ho risparmiato la battuta sui banchi a rotelle, che si commenta da sé.

Ed ecco le battute che, secondo me, il copione che la ministra Azzolina (identica alla sua imitatrice), i governatori e i sindaci, secondo me, hanno evitato di dire. «Cosa facciamo di concreto adesso che le scuole sono chiuse?».

Settembre\ottobre\novembre: niente. Molti verbi al futuro. Infinite professioni di fede nella Scuola. E poi? Niente.

Allora, proverei a mettere sul piatto una idea: la scuola di pomeriggio.

Parlo, perché l’ho provata. Quando ero alle medie, gli studenti erano troppi per le aule a disposizione. E così, le classi si alternavano. Un mese si andava a scuola la mattina, il mese dopo, di pomeriggio.

È faticoso, è spiazzante? Sì. Ma necessario.

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Inviato da admin_CUSMA il 27/11/2020 17:39:06 (9 letture)

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Scuola primaria, addio ai voti. valutazione in quattro livelli

di Salvo Intravaia - 26 nov 2020


Addio definitivo ai voti nelle pagelle della scuola elementare. Un’anteprima si era avuta lo scorso mese di giugno, ma senza l’ordinanza appena annunciata dalla ministra Lucia Azzolina si sarebbe tornati indietro: voti a gennaio e giudizi a giugno. Così anche nella prossima pagella, quella del primo quadrimestre o del trimestre, la valutazione dei bambini che frequentano la scuola primaria verrà espressa attraverso “giudizi descrittivi”. E i voti andranno definitivamente in soffitta. Quattro i livelli previsti: Avanzato, Intermedio, Base e In via di prima acquisizione. La novità, contenuta nel decreto scuola dello scorso mese di giugno, diventa in questo modo operativa a tutti gli effetti. Ma i sindacati lamentano la maniera di procedere della politica che interviene sulla scuola ad anno scolastico iniziato.

La bozza di ordinanza, illustrata ieri ai sindacati, verrà firmata dalla ministra dell’Istruzione Azzolina e pubblicata, perché le scuole possano utilizzarla, dopo il parere del Cspi: il Consiglio superiore della pubblica istruzione. “La recente normativa – spiegano da viale Trastevere – ha infatti individuato un impianto valutativo che supera il voto numerico e introduce il giudizio descrittivo per ciascuna delle discipline previste dalle Indicazioni nazionali per il curricolo, Educazione civica compresa. Un cambiamento – continuano – che ha lo scopo di far sì che la valutazione degli alunni sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno”.

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Inviato da admin_CUSMA il 24/11/2020 18:56:22 (15 letture)

Di Meglio (Gilda): “Troppe lacune nel contratto sulla Ddi, restiamo contrari”

di D. Di Frangia - 24/11/2020
La Gilda degli insegnanti è tra i sindacati che non hanno firmato il contratto sulla didattica digitale integrata. A rafforzare questa scelta, la sigla del coordinatore Rino Di Meglio ha condotto un sondaggio sulla Ddi coinvolgendo 5269 docenti con un questionario online. Un campione consistente, da cui emerge la condivisione della scelta sul no al contratto.

I dati forniti dalla Gilda dicono di un 81% degli intervistati favorevole alla decisione di non firmare. Il 63,4% afferma che “la didattica a distanza non è scuola”. L’83,2% si oppone alla reperibilità oltre la fascia oraria stabilita dalla contrattazione di istituto richiesta spesso dai dirigenti scolastici.

Docenti contrari per l’80% all’obbligo di recuperare gratuitamente i minuti di lezione non effettuati durante l’emergenza e con la Dad, e per il 67% alla formazione alla Dad fuori dall’orario di lavoro e non retribuita.

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Inviato da admin_CUSMA il 22/11/2020 19:54:17 (22 letture)

Orario di servizio dei docenti deve essere sempre definito

di L. Ficara - 21/11/2020

Una nostra lettrice ci chiede se è legittimo modificare l’orario di servizio settimanale dei docenti a seconda dei bisogni del momento. In sostanza la docente specifica che il suo orario settimanale viene modificato ogni mattina a seconda del bisogno della giornata, aumentando o diminuendo il numero delle ore preventivamente previsto. Si tratta di un modo illegittimo di agire.

Normativa sull’orario di servizio dei docenti

Per quanto riguarda l’orario di servizio dei docenti è tutto scritto nell’art.28 del CCNL scuola 2006-2009 e ampliato, con la specifica dei posti di potenziamento, nell’art.28 del CCNL scuola 2016-2018.

Nell’art. 28, comma 5, del CCNL scuola 2006-2009 è specificato che sono previste 25 ore settimanali per gli insegnanti della scuola dell’infanzia, 22 ore per la scuola primaria più due ore di programmazione, 18 ore nella secondaria di primo e secondo grado, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali.

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Stampa : da "La Tribuna di Treviso"
Inviato da admin_CUSMA il 20/11/2020 22:18:50 (13 letture)

LA PROTESTA

Sindacati contro la Dad «Prof pagati troppo poco»

di M.T. - 20 novembre 2020

TREVISO - Fa rumore l'accordo sul contratto integrativo per l'insegnamento a distanza:
Snals e Gilda Insegnanti di Treviso pestano i pugni sul tavolo, mancando il «riconoscimento economico». Nei giorni scorsi, è stato sottoscritto dal ministero dell'Istruzione e tre sole sigle sindacali:
Cgil, Cisl e Anief. Ne è seguita pure una nota ministeriale che recepisce i contenuti del contratto, autorizzando i dirigenti a far svolgere l'insegnamento pure da casa (e non solo via webcam
dall'aula) . Ma, fra le indicazioni su privacy e orari di lavoro, i nodi irrisolti restano tanti. Almeno a detta dei sindacati -Snals, Gilda e
Uil. Nei giorni del ritorno delle superiori alla Dad al 100%, la questione diventa motivo di aspra polemica.
Salvatore Auci, dello Snals: «Gli insegnanti lavoreranno il doppio, ma saranno pagati come prima. E i nostri docenti sono i meno pagati
d'Europa. Per preparare un'ora di Dad, il lavoro richiesto è di gran lunga superiore a quello per un'ora di didattica in presenza. L'amministrazione assimila erroneamente il docente in Dad al lavoratore in smart working». Sulla stessa lunghezza d'onda è Michela Gallina, di Gilda Insegnanti: «Non c'è riconoscimento economico, siamo senza contratto dal 2010. Tutto è scaricato sugli istituti, un po' nei mesi scorsi per la sicurezza. Sono accordi calati dall'alto, si modificano i rapporti di
lavoro senza condivisione: serviva una riflessione».
Poi entra nel dettaglio: «Non è contemplata la "pausa di lavoro", come imporrebbe un'attività al videoterminale. Riguardo alla strumentazione: se le superiori possono essere attrezzate non è lo stesso per primarie e infanzia».

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Inviato da admin_CUSMA il 15/11/2020 18:30:00 (28 letture)

UN’ALTRA SCUOLA È POSSIBILE

di A. Gavosto - 14.11.2020

Dopo mesi di chiacchiere su plexiglas e banchi a rotelle e dopo una faticosissima riapertura a settembre, con un numero mai visto di cattedre ancora da riempire, gran parte della scuola sta per tornare in lockdown. Solo infanzia e primarie continuano in presenza: speriamo il più a lungo possibile, dato che le analisi recenti confermano la poca efficacia dell’apprendimento online per i più piccoli. Nelle regioni più a rischio, medie (dalla seconda classe) e superiori faranno solo didattica a distanza.

Si poteva evitare una nuova chiusura così estesa? Sì, anche se non era facile: dalle simulazioni dell’Istituto superiore di sanità dello scorso aprile si sa che scuole e università, creando assembramenti, specie sui trasporti, sono il singolo maggior fattore di propagazione del virus.

Si doveva agire su tre fronti, modulandoli a seconda delle esigenze dei diversi gradi di scuola: ridurre il numero di studenti per classe, creando “bolle” stabili di 10-12 allievi, con minore rischio di contagio; organizzare turni, a distanza e in presenza, al mattino e al pomeriggio, per diminuire l’affollamento dentro gli istituti — per molte ore in luoghi poco aerati — e sui mezzi pubblici; scaglionare le entrate e diminuire la capienza di bus, tram e metro, evitando la commedia dell’assurdo recitata a fine agosto da molte Regioni e una ministra per aumentarla. Purtroppo, il ministero dell’Istruzione ha scelto una strada diversa, puntando a un rientro a settembre nelle medesime condizioni di febbraio: stessi orari, stessi spazi, stesse regole per l’assegnazione delle cattedre (a parte 50 mila supplenti in più per l’emergenza), ma complicate da una nuova procedura online, causa di molti guai.

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Inviato da admin_CUSMA il 13/11/2020 11:44:27 (38 letture)

Lezione sincrona e asincrona: facciamo il punto

di C. Maurizio - 10/11/2020

A due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, in un andirivieni di indicazioni e restrizioni, per non smarrire la strada tra sigle e acronimi, vale la pena ricordare le corrette definizioni di didattica sincrona e asincrona, che costituiscono la base della DDI, didattica digitale integrata.

Rivediamole, anche alla luce delle Linee Guida di agosto 2020, dove si legge “Nel corso della giornata scolastica dovrà essere offerta, agli alunni in DDI, una combinazione adeguata di attività in modalità sincrona e asincrona, per consentire di ottimizzare l’offerta didattica con i ritmi di apprendimento, avendo cura di prevedere sufficienti momenti di pausa”.

Attività sincrona

Significa che docente e studente sono presenti contemporaneamente nella piattaforma, possibilmente scelta dalla scuola. Questa modalità garantisce lezioni interattive e privilegia azioni in tempo reale. Si tratta di una lezione erogata su supporto digitale, in un ambiente del tutto virtuale, online, che assume le caratteristiche della classe in presenza, garantendo la costante interazione tra discenti e docenti. La lezione è svolta nella forma di video lezione, con la possibilità di svolgere test scritti e orali, alla presenza e sotto la supervisione dell’insegnante.

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Inviato da admin_CUSMA il 28/11/2020 18:00:00 (8 letture)

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Rimpasto di Governo, Lucia Azzolina rischia di saltare?

di Lucio Ficara - 28/11/2020

Si fanno sempre più insistenti le voci del possibile rimpasto di Governo. Anche il Corriere della Sera scrive tra le poltrone più a rischio c’è proprio quella dell’on. Lucia Azzolina.

Quasi un anno da Ministra dell’Istruzione

Lucia Azzolina del M5S, dal 16 settembre 2019, ha rivestito il ruolo di Sottosegretaria al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del II Governo Conte.

Dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti da responsabile del MIUR, il Governo Conte ha deciso di dividere il MIUR in Ministero dell’Istruzione e Ministero dell’Università e della Ricerca. Quindi dal 10 gennaio 2020 la Azzolina ha lasciato il ruolo di Sottosegretaria per ricoprire l’incarico di Ministra dell’Istruzione.

Insediatasi a Viale Trastevere, Lucia Azzolina ha passato quasi un anno nel pieno dell’emergenza Covid-19 che continua a permanere.

Azzolina e i difficili rapporti con i sindacati

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Stampa : da "Corriere.it"
Inviato da admin_CUSMA il 27/11/2020 17:50:00 (11 letture)

Scuole chiuse, Azzolina ai sindaci: riapertura «graduale», punto al 9 dicembre

Non torneranno tutti insieme gli studenti delle superiori. I sindaci: pronti a collaborare ma bisogna risolvere le criticità. Conte: a scuola appena possibile. La ministra: tornare il 9 (mercoledì).

di G. Fregonara - 26 nov 2020


A sentire il governatore del Veneto Luca Zaia, aprire le scuole il 9 dicembre per poi chiudere a Natale al momento «è una leggenda metropolitana» ed «è sbagliato, anche se siamo tutti per principio a favore della scuola in presenza». E del resto neppure il premier Giuseppe Conte ha già preso una decisione definitiva: «I nostri studenti devono poter tornare a scuola, non appena riusciremo a riportare sotto controllo la curva dell’epidemia», che oggi, seppure in discesa, fa registrare un numero di contagi simile a quello della vigilia della chiusura ai primi di novembre.

Tornare il 9

È invece la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che ieri ha visto (in teleconferenza) i 14 sindaci delle città metropolitane dove vive un terzo degli studenti italiani, a fornire qualche dettaglio su come potrebbe essere il ritorno in classe, sia che si pensi al 9 dicembre, data per la quale la ministra insiste e di cui ieri ha parlato anche il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, o al 15 per un ritorno simbolico prima di Natale, o direttamente al 7 gennaio, una volta superata la fase critica delle festività.

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Stampa : da "Il Sole 24 Ore"
Inviato da admin_CUSMA il 24/11/2020 19:01:40 (14 letture)

DALL’INVALSI I TEST PER VALUTARE LE PERDITE DA SCUOLA «CHIUSA»

di E. Br. - 24 novembre 2020

Che la sostituzione della didattica in presenza con quella a distanza generi di per sé un calo negli appredimenti è un dato ormai acclarato nella letteratura internazionale. Ce lo hanno ricordato, da ultimi, l’Unesco e l’Organizzazione mondiale della sanità che appena giovedì scorso hanno invitato tutti i paesi a limitare al massimo la chiusura delle scuole per evitare ulteriori danni formativi e psicologici agli studenti. In attesa di capire quanti alunni potranno tornare in classe e quando, dall’Invalsi arriva un aiuto concreto a quantificare il terreno perso dai ragazzi con il susseguirsi dei lockdown totali e parziali. Sotto forma di prove “diagnostiche” che i docenti possono somministrare – «a titolo volontario», chiarisce l’ex direttore generale dell’Istituto di valutazione, Paolo Mazzoli – ai loro allievi per individuare eventuali deficit in italiano, matematica e inglese. E organizzare così delle attività di recupero individuali o di gruppo.

I (nuovi) test autodiagnostici

Il progetto “Percorsi e strumenti Invalsi” – che sarà presentato oggi pomeriggio in un webinar dalla presidente Anna Maria Ajello e dal responsabile dell’area prove nazionali, Roberto Ricci – mette a disposizione dei docenti oltre 60 tutorial e video formativi. Accedendo alla sezione riservata alle scuole del sito internet dell’Istituto di valutazione il dirigente scolastico può accreditare gli insegnanti. Mentre tocca a questi ultimi formare i gruppi di studenti, acquisire le credenziali per ciascun alunno e organizzare le sessioni per le prove. E c’è tempo fino al 31 gennaio. Il suggerimento di Invalsi è di testare i ragazzi dell’anno successivo rispetto a quello in cui si sarebbero dovute svolgere le prove vere e proprie: in terza primaria anziché in seconda, in prima media anziché in quinta elementare eccetera, fino all’ultimo anno delle superiori dove può essere verificato solo l’inglese, a meno che il docente non decida di utilizzare anche i quiz di matematica e italiano di seconda superiore per individuare carenze ancora più datate.

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Inviato da admin_CUSMA il 22/11/2020 19:57:45 (19 letture)

SCUOLA, NELLA LEGGE DI BILANCIO 3,7 MILIARDI

di C. Zunino - 21 novembre 2020

Per la scuola, dice il ministero dell’Istruzione, ci saranno 3,7 miliardi in Legge di bilancio. Due miliardi e 200 milioni andranno per la spesa corrente, un miliardo e mezzo per gli investimenti. Il finanziamento è stato definitivamente approvato dal Governo e ora passa al vaglio del Parlamento.

Con i fondi stanziati si prevede un piano pluriennale per l’assunzione di 25 mila docenti di sostegno in organico di diritto, stabilizzazione “che si accompagnerà allo stanziamento di appositi fondi per la formazione del personale docente sulle tematiche dell’inclusione degli alunni con disabilità e per l’acquisto di ausili didattici”. Si attendono, quindi, mille docenti in più per il potenziamento dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia. E 60 milioni aggiuntivi l’anno per la fascia 0-6 anni.

Oltre 1,5 miliardi vanno all’edilizia scolastica. Il provvedimento proroga, poi, di un altro anno, i poteri commissariali ai sindaci di Comuni e Città metropolitane “per una rapida realizzazione” degli interventi negli istituti.

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Inviato da admin_CUSMA il 20/11/2020 23:33:47 (12 letture)

Scuola paritaria, la Cassazione conferma il suo no

di Dino Caudullo - 20/11/2020

E’ di qualche giorno addietro la notizia della rimessione alla Corte Costituzionale, da parte della Corte d’Appello di Roma, della questione di legittimità costituzionale dell’art. 485 d.lgs. n. 297/1994 per contrasto con l’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede alcuna possibilità di valutazione ai fini della carriera, quindi sia ai fini della mobilità del personale che della ricostruzione di carriera, dei servizi di insegnamento prestati presso la scuola paritaria.

Se rimessione alla Consulta, come avevamo scritto, riapre uno spiraglio di speranza per quei docenti che, prima dell’immissione in ruolo, hanno prestato anche parecchi anni di servizio di insegnamento presso le scuole paritarie, permane tuttavia il c.d. “diritto vivente”, rappresentato dall’orientamento della Corte di Cassazione in materia.

Con recente ordinanza del 10 novembre scorso (n.25226), la Corte di Cassazione ha infatti ribadito il proprio orientamento circa la non valutabilità dei servizi in questione.

I Giudici di piazza Cavour hanno confermato il principio già enunciato nel dicembre 2019, ribadendo che “Ai fini dell’inquadramento e del trattamento economico dei docenti non è riconoscibile il servizio pre ruolo prestato presso le scuole paritarie in ragione della non omogeneità dello status giuridico del personale”.

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Inviato da admin_CUSMA il 15/11/2020 23:33:03 (33 letture)

Alunni con disabilità a scuola. Chiocca (CIIS): non si può usare l’autonomia per eludere la legge

di R. Palermo - 15/11/2020

La presidente del CIIS (Coordinamento italiano insegnanti di sostegno) Evelina Chiocca ha seguito fin dall’inizio il “caso” del liceo di Roseto degli Abruzzi dove un’alunna con sindrome di Down sta frequentando le lezioni in presenza con altri suoi compagni che hanno deciso di essere presenti in classe insieme con lei.

Le abbiamo chiesto quindi un commento.

Molte scuole consentono la frequenza in classe ai soli alunni con disabilità e ai soli insegnanti di sostegno, che vengono denominati come “i loro insegnanti”, contravvenendo in modo palese a ogni indicazione normativa. Nelle scuole chiuse, i docenti di sostegno sono impegnati anche con più alunni con disabilità, ricreando quelle classi differenziali che hanno segnato tristemente un periodo della storia della scuola e che credevamo definitivamente abbandonate.

Le risulta che si tratti di una situazione diffusa?

Sono molti i docenti di sostegno che lamentano questa situazione e che si trovano impossibilitati a fare diversamente. Si vota nei collegi docenti. Si decide di reintrodurre prassi contrarie alla norma. E tutto accade, nonostante i continui solleciti provenienti dal Ministero (si pensi alla Nota 1990/2020, emanata proprio a chiarimento dei contenuti del DPCM 3 novembre 2020).

Lei conosce bene il caso di Roseto: ci racconta come si sono svolti i fatti?

La realtà racconta la tenacia della mamma di Anna, la sua determinazione, il suo non voler accettare passivamente la pericolosa deriva conseguente all’abbandono della via intrapresa dalla scuola italiana a favore del processo inclusivo e alla rinuncia di oltre 40 anni di storia. Questo rischio l’ha spinta a non arrendersi, a non darsi per vinta. E così, norme alla mano, questa mamma ha chiesto alla scuola il loro rispetto: creare le condizioni di reale inclusione.
È vero che il Dirigente l’ha ascoltata, ne prendiamo atto e ce ne rallegriamo. Inserito nell’odierna situazione, il suo agire appare addirittura, consentitemi il termine, coraggioso, visto che nelle altre scuole, dalle testimonianze che quotidianamente riceviamo, si insiste nel fare andare a scuola solamente l’alunno con disabilità e il solo docente di sostegno. Il Dirigente di Roseto degli Abruzzi ha applicato coerentemente, rispettandola, la normativa vigente. Ed è ciò che deve fare ogni dirigente della scuola italiana.

Forse bisogna anche dire che Governo e Ministero non hanno brillato per chiarezza: le disposizioni impartite nel corso dei mesi non appaiono molto limpide e coerenti.

Già nel giugno scorso il Ministero con il DM 39/2020, poi ripreso nel DM 89/2020, aveva indicato che la frequenza degli alunni con disabilità, in caso di sospensione delle lezioni, avrebbe dovuto garantire “condizioni di reale inclusione”, quindi, insieme all’alunno con disabilità, in classe sarebbero dovuti entrare anche altri compagni, figli di personale sanitario o di personale la cui attività lavorativa è essenziale per il bene della popolazione. L’impostazione inclusiva, coerente con le norme fino a oggi emanate, viene così tradotta nella costituzione di un piccolo gruppo “eterogeneo per capacità”.

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Inviato da admin_CUSMA il 14/11/2020 19:48:35 (28 letture)

Didattica a distanza: Scuola Bene Comune propone di impugnare il contratto in tribunale

di R. Palermo - 14/11/2020

Continuano le prese di posizione contro il contratto integrativo sulla didattica digitale integrata.

Dopo la richiesta della Uil Scuola di sottoporre a referendum il contratto (richiesta formulata con l’evidente intenzione di mettere in difficoltà i 3 sindacati firmatari dell’accordo, Cgil, Cisl e Anief) arriva anche la protesta di SBC (Scuola Bene Comune), un gruppo molto attivo su Facebook.

La proposta di SBC è ancora più radicale di quella della Uil Scuola perché si tratterebbe non solo di sottoporre il contratto alle assemblee del personale ma anche di impugnarlo per via giudiziaria.

Scuola Bene Comune sostiene che “la materia del CCNI non ha nessun fondamento nel CCNL 2016/2018 attualmente vigente”.

Senza considerare, sottolinea SBC, che “il contratto integrativo equipara l’orario di servizio settimanale in presenza con l’orario di servizio a distanza, laddove il lavoro a distanza è molto più oneroso di quello in presenza”.
A parere di SBC il CCNI “avrebbe dovuto prevedere un dimezzamento dell’orario, dal momento che 1 ora di didattica a distanza equivale a 2 ore di didattica in presenza, come accade nel settore universitario”.

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